Carnera: una vera leggenda

LA MONTAGNA CHE CAMMINA SUGLI AVVERSARI

Non poteva esserci periodo storico più adatto per raccontare la storia di Primo Carnera, il pugile italiano che ha restituito dignità alla gran massa di emigranti italiani degli anni trenta. Nel bel mezzo di un nulla politico, l’Italia si presenta sul grande schermo con una storia delle sue origini più umili, vere e viscerali. Un gran bel film, quello di Renzo Martinelli, specializzato in ricostruzioni storiche di fiction, ma con la scintilla negli occhi da appassionato e fervente innamorato del cinema moderno. Martinelli ci sa fare dietro la macchina da presa, riprende quelle legnate prese (poche) e date (tantissime) del pugile che diventò il primo italiano a diventare campione dei pesi massimi. Era il giugno 1933, sfida vinta contro Jack Sharkey in sei riprese.

Uno schiacciasassi di due metri e cinque, il gigante italiano, questi erano molti dei soprannomi di Carnera, The Walking Mountain, un uomo glorificato e che è rimasto tale fino alla sua morte, nonostante fosse stato più volte strumentalizzato. La pecca del film di Martinelli è che, nonostante la qualità della pellicola e l’adattamento in stile hollywoodiano (vedi attori come F.Murray Abraham), la recitazione dei personaggi di contorno assume connotati macchiettistici, al limite del finzione “che scavalca” la finzione, specie nel ruolo di Anna Valle (la moglie di Carnera). Ci sono troppe facce da televisione che stonano con l’impianto epico della narrazione, la storia di Carnera andrebbe raccontata in maniera più verosimile, nonostante le licenze poetiche del caso. La parabola del pugile friulano, interpretato dal bravo esordiente Andrea Iaia, è raccontata in modo impeccabile ed è più che mai attuale in quest’epoca di pochi valori, in cui sua vicenda può diventare di riferimento.

Il senso del dovere, della famiglia e del rispetto sono le tematiche su cui poggia il copione, inserite in un convincente contesto drammaturgico, che pone il film come un prodotto che si eleva dalla mediocrità delle ultime uscite in sala. La fotografia e un montaggio alternato, sapientemente dosati con le immagini dell’epoca, permettono alla pellicola di candidarsi come uno dei migliori racconti della stagione cinematografica. Insomma, se come ha detto il regista intervistato, “il cinema italiano che ha bisogno di finanziamenti andrebbe affossato”, speriamo solo che opere del genere si salvino dall’inceneritore: ecologico, ovviamente.

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