Il dottor jones tra gli alieni

                           L'Indiana digitale a caccia di nuovi misteri

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La fantascienza è sempre stato un genere difficile da gestire, se interpretato nel modo sbagliato provoca sbadigli e disillusione. Il finale di Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo si avvicina pericolosamente a questo errore da cinepresa, sconfinando dopo un intrigante primo tempo nostalgico nei binari dell’astrattismo. Infrango un taboo, perché non si rivela MAI la conlusione di una pellicola, specie di cotale attesa planetaria (e fin qui gli incassi ne sono la prova), ma il vortice di sciatteria e pseudo saggezza da pensionato in cui Steven Spielberg ha tentato di trascinare un grande avventuriero come il dottor Henry Jones Junior ci ha fatto storcere il naso.
A noi come a  tutti quegli spettatori bisognosi di amarcord e avventura.

{mosimage} Solo il tema musicale inventato da John Williams fa ancora venire la pelle d’oca, ma il suo uso a singhiozzo incarna subito l’andamento del film. L’intro è degno di uno qualsiasi dei capitoli della trilogia e mantiene alto il ritmo narrativo, poi il leit motiv si sposta da un continente all’altro ed ecco con orrore scoprire come sia più riuscita la parte accademica e verbosa, rispetto all’azione da “green screen”. Nonostante in alcuni punti il vecchio Indy picchi ancora forte, lo script appare di basso livello; autore quel David Koepp dal quale, dopo numerose stesure, ci si aspettava ben altro dal tirare in ballo mondi dimensionali e fantascienza da strisce fumettistiche. L’aver avuto il consenso dello stesso Spielberg, ormai limitato a girare con la macchina da presa, e dal produttore Lucas, che “se non sono alieni non se ne fa nulla”, hanno permesso ad Indiana Jones di rendersi opaco e un pò meno credibile di fronte al pubblico mondiale che tanto aspettava vedere la fedora vibrare nell’aria…Andando con ordine, Spielberg utilizza tutto il suo repertorio per costruire attorno alla figura del famoso archeologo situazioni coinvolgenti e quantomeno plausibili, dall’Area 51 ai test nucleari scampati dentro ad un frigo del 57 (anno in cui è ambientato il film), dagli inseguimenti coi russi (zoccolo duro della saga) capeggiati dalla Blanchett, all’attraversamento della foresta peruviana in moto. Si assiste persino ad uno Shia LaBeouf, spaesato e lontano dalla verve esibita in Disturbia, che vola da liana a liana in stile Tarzan, ma col ciuffo alla James Dean. Action e ironia vanno a braccetto nel copione e questo pone il film sul piano della sufficienza, stigmatizzata in buono contro cattivo, onesto contro bugiardo, impeccabili aule di college opposti a templi maja bui ed insidiosi. Gli ingredienti per un cocktail godibile c’erano tutti, peccato averli conservati per 19 anni e poi aver dimenticato come miscelarli sul grande schermo. Dunque, missione riuscita a metà per Spielberg and company, nonostante questo, grazie di tutto dottor Jones.

LINK COLONNA SONORA: 

http://www.filmforlife.org/podcast/John_Williams_-_Indiana_Jones.mp3


Titolo Originale: INDIANA JONES AND THE KINGDOM OF THE CRYSTAL SKULL
RegiaSteven Spielberg
InterpretiHarrison Ford, Cate Blanchett, Shia LaBeouf, John Hurt, Ray Winstone, Jim Broadbent, Karen Allen, Tyler Nelson
Duratah 2.05
NazionalitàUSA 2008
Genereavventura

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