La memoria e la ricerca dell’originalitÀ

         Attraverso il ricordo del passato cambia l'attimo presente

                                      {mosimage}

Il cambiamento costituisce il fondamento della dinamica sociale e sebbene influenzata da un concetto materialista di progresso, la società non è mai stata considerata statica. Bensì frutto di trasformazioni che si susseguono continuamente ed in essa ciò che muta in eterno ribollire sono le persone che la abitano, gli esseri umani e le loro singole minuscole esistenze.

{mosimage} Quest’identità è un modo per categorizzare e per individualizzare, l'identità si riferisce alla percezione che ogni individuo ha di se stesso, cioè della propria coscienza di esistere come persona in relazione con altri individui, con i quali forma un gruppo sociale. Porsi di fronte a tale affascinante concetto, apre la mente verso una vastità di quesiti dalle interpretazioni più variegate. L’ossessione della ricerca è spesso sinonimo di volontà, il tentativo di ricreare in sé un’immagine che non vuol lasciarci andare e di cui siamo portatori “sani”. Ciò che abbiamo vissuto sfocia in un ricordo precisamente distinto di cui noi filtriamo gli elementi di maggiore intensità emotiva. Cosa comporta questo atteggiamento? Di sicuro ci mette dinanzi le nostre esperienze, in secondo luogo ci permette di vedere con nostalgica fiducia al futuro, ponendoci la sfida della ricerca dell’originalità, a volte oltre i limiti stessi dell’immaginazione. Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello, 2004) ne è l’esempio lampante. Il testo di Alexander Pope citato dal titolo consegna alla parola scritta il compito di racchiudere, conservare e tramandare il senso di una grande storia d'amore. La parola sembra essere l'unica chiave di salvezza in un mondo in cui i ricordi si confondono e poi scompaiono mentre sfumano le immagini stesse che li raccontano. Infatti, nel baratro di memoria e “smemorizzazione” in cui sprofonda Joel, non è possibile uscire senza affidarsi al variegato utilizzo delle parole. Si accavallano e s’intersecano pensieri su come affrontare diversamente ogni aspetto delle nostre giornate, come aumentare la ricettività del cambiamento inteso come prospettiva di scegliere, attraverso l’ingegno e la magia dell’istinto. L’urgenza di cogliere dal turbine del passato i momenti migliori diventa il passepartout per apprendere con efficacia sostanziale le novità del futuro. Essere spinti sempre e continuamente ad un tentativo di liberazione dallo standard quotidiano verso una distinzione individuale, è il motivo per cui bisogna far tesoro della memoria. E poi superarla, andare oltre. Dare un movente a quel CAMBIAMENTO, recepito come passaggio dalla propedeuticità narrativa, all’esigenza di una sua realizzazione concreta (specie in ambito cinematografico), si stacca dal classicismo esistenziale, rimanendo comunque tra le righe e mantenendo una impronta propria: ricreare uno stile alternativo in cui si riconosce la soggettività dell’autore. Eternal Sunshine parla, ad una lettura più profonda, anche del cinema. I ricordi, sempre più sfocati, come spesso appaiono nella realtà delle menti umane, non sbiadiscono mai, ma tendono a svanire del tutto nel bianco assoluto dell’oblio mnemonico. Il film esalta i poli opposti, le due estremità di pensiero che rappresentano i protagonisti, Joel (Jim Carrey) e Clementine (Kate Winslet). Il primo attaccato al ricordo ossessivo di lei, incapace di superare l’abbandono e richiuso in se stesso, così convinto da cercare di nascondere la memoria di Clementine, nonostante questa gli provochi solamente disperazione. Lei, invece, insofferente e attanagliata dalle ansie del passato, decide di farsi cancellare dalla mente la loro relazione, per poi rimanere allibita di ciò che ha fatto. In mezzo, la continua ricerca di una singolare identità che li distingua dagli altri, che elevi quel rapporto ad un bisogno sfrenato di personale condivisione. Una struggente e originalissima love story diretta con sapiente visionarietà da Michel Gondry, in cui i personaggi (ma anche ognuno di noi, non solo gli spettatori) ritrovano un’equivalenza nel proprio raffrontarsi col passato e nello scoprire un domani in prospettiva migliore, una prospettiva che però ha bisogno di esser continuamente ricercata e mai data per scontata.  Eternal Sunshine, perciò, non è solo una riflessione sulla vita di coppia. E' intessuto nel film anche un motivo più profondo nonché più kaufmaniano (dal nome dello sceneggiatore, Charlie Kauffman), ossia l'analisi dell'importanza della memoria che sfata lo slogan stesso del film: beati gli smemorati perché avranno la meglio anche sui propri errori. Il tempo scorre e spinge alla ricerca di una soddisfacente peculiarità, al fine di trovare un’identificazione individuale nella rievocazione di un istante. Da qui, il ricorso ad un’imposizione costrittiva della nostra memoria, in quanto partecipante attiva e conseguentemente eterna delle nostre azioni. Nel bene o nel male.  Possiamo vivere alla giornata, voltare pagina senza rimpianti quando vogliamo imprimere nuovo slancio alla parabola della nostra esistenza, possiamo pensare al futuro, ma non potremo mai rinnegare il passato. L’originalità sta proprio nel non dimenticarlo. Senza memoria non sceglieremmo il futuro.

About admin 2553 Articoli
CURIOSI DI CINEMA
Contact: Facebook