Hancock, supereroe atipico

                    Big Willy in scena con un altro "emarginato"

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Hanno definito Hancock un cafone, un arrogante, il tipico afroamericano aggressivo. L’ultimo “supereroe” in ordine di tempo sullo schermo, il primo interamente di celluloide, è una creatura inedita, costellata di aggettivi che cozzano con i nomignoli dati invece al suo protagonista, quel Will Smith a cui invece si accostano i vari Re Mida del botteghino, Obama di Hollywood e via dicendo. In realtà niente di tutto ciò.

John Hancock (primo firmatario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti) è lo stesso Smith, incarnazione fittizia di un cammino nel firmamento cinematografico che ha portato l’attore, seppur non dotato di poteri ultraterreni, a fare di ogni film un incasso stratosferico. E questa sua ultima fatica, diretta dall’attore-regista Peter Berg (fanatico delle riprese live action), sta entrando di diritto nella categoria. L’ex principe di Bel Air (per molti me compreso lo è ancora) incarna un uomo dai poteri che di diritto spettano al Superman della mitologia fumettistica, non ricorda chi o cosa sia, ma in compenso si sente denigrato ed emarginato, rimanda a sospetti collegamenti con Frankenstein e si ubriaca per sfuggire alla solitudine, fregandosene di tutto e tutti. Ciò nonostante, interviene in aiuto dei deboli, ma in maniera maldestra e controproducente, almeno finchè non salva la vita ad un pubblicitario che ricambia il favore, curandone l’immagine. Ridando così all’eroe quella dignita perduta che gli permette di far luce sul passato ancora oscuro. Semidio, angelo o salvatore? Hancock non lo sa e Smith lo rende un uomo disprezzato dalla società, un senzatetto che insulta il prossimo nella maniera gansta, non quella edulcorata per bambini della versione italiana: befana non sta per bitch. Se i disastri sono all’ordine del giorno, la sua natura non tarderà a rivelarsi attraverso la redenzione, una strada che da sempre comporta alcuni sacrifici. Parte in tal modo, senza annunciarsi, la seconda parte del film, una svolta interessante che riflette l’inusuale contaminazione di categorie made in USA. Così come Hancock esalta la frustrazione insita nell’uomo medio con poche prospettive, tutto il contorno della storia è un espediente per analizzare la malinconia (super)umana. Le riprese supersoniche accorciano ulteriormente i passaggi esplicativi sui novanta minuti di pellicola, considerati superflui alla narrazione di una storia ben scritta e ben girata che però ha qualche caduta di stile nel passaggio tra i generi, specie nel alternarsi cronologico di commedia-farsa-dramma-azione. Se andando al cinema si evitano certe sottigliezze ghezziane, allora la pellicola mantiene il suo appeal commerciale e non delude lo spettatore di ogni gusto e generazione. Un film di pura energia ed intrattenimento, che senza brillare ottiene il meglio dall’estro del divo Willy, stavolta ben spalleggiato dal proprio contraltare femminile, una Charlize Theron in grande forma, lei di sicuro una dea scesa in Terra.

 

Titolo Originale: HANCOCK
Regia: Peter Berg
Interpreti: Will Smith, Charlize Theron, Jason Bateman, Eddie Marsan, Jae Head, David Mattey
Durata
: h 1.32
Nazionalità:  USA 2008
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