La fabbrica dei progetti

                Lo spettatore che diventa riferimento e critico d'arte

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Cinema come fabbrica dei progetti è lo slogan dichiarato da questo festival. La vetrina luccicante di via Veneto e dintorni è la “strada” dove s’incontrano le major e si concludono transazioni delle pellicole che vedremo successivamente in sala. Finora abbiamo parlato del lato romantico del Festival, ossia quello di conferenze stampa, incontri e retrospettive. Ora, per non dimenticarci che la settima arte parte dal cantiere quindi è soprattutto industria e business, diamo un pò di numeri.

{mosimage} Riportando dal sito RomeCinemaFest.org che il mercato di co-produzione di Roma 2008 ha presentato quest’anno 26 progetti, provenienti da 20 paesi, di cui 14 autori alla loro opera seconda, e 12 progetti internazionali selezionati in tutto il mondo, molti dei quali grazie alla collaborazione con l’Atelier del Festival di Cannes, Film London, Hong Kong Film Financing Forum. Quest’anno Fabbrica dei Progetti ha ospitato 85 società di produzione da 25 paesi (tra cui Celluloid Dreams, Arte, Pandora, Future Films, Mediaproducciones), di cui 20 italiane (tra cui Medusa, Rai Cinema, Indigo, R&C), 17 distributori internazionali (tra cui Memento, No Stop Sales, Indie Circle), ha organizzato circa 950 incontri di co-produzione in tre giorni, ha contato un totale di 1600 spettatori per i 14 film presentati. La maggiore polemica già in avvio di manifestazione riguardava l’annullamento della Giuria popolare, che, nonostante i burrascosi incontri, così bene aveva lavorato nelle due passate edizioni, assegnando premi di tutto rispetto. Quest’anno la situazione è diversa e ad una giuria di critici cinematografici professionisti, verrà accostato un voto di conduzione “popolare”. Ricordiamo, dunque, le istruzioni di voto dei film in concorso, per chi fosse interessato a lasciare una sua impronta sul Festival. Ogni spettatore riceve all’ingresso in sala una tessera, relativa al film in programmazione, che gli permetta di votare; 2. Lo spettatore ha la possibilità di esprimere il proprio voto grattando la parte argentata presente sul codice in corrispondenza del livello di gradimento scelto (1 in caso di scarso gradimento, 5 per il massimo gradimento); 3. All’uscita dalla sala,nei foyer,nella biglietteria centrale e nello “spazio voto del pubblico” del villaggio, lo spettatore troverà dei lettori ottici di facile utilizzo; 4. Avvicinando la tessera di voto, il dispositivo leggerà il codice identificativo ed il voto espresso segnalando l’esito dell’operazione; Terminata la registrazione del voto la tessera non avrà più alcuna validità. Il sistema non consente di votare due volte con la stessa tessera. Le hostess ed il personale preposto supporteranno lo spettatore per rendere l’operazione semplice e garantire la corretta espressione del voto. A livello di regolamento è possibile esprimere il proprio voto a partire dal termine della proiezione sino alle ore 12.00 del giorno successivo, le tessere ottiche smarrite o danneggiate non potranno essere sostituite e le espressioni di voto multiple sono acquisite, ma di fatto risulteranno nulle. Tornando all’evento nel concreto, finora le pellicole di minor richiamo come Le plaisir de chanter ad aver riscosso il maggior successo, specialmente per il loro appeal diverso dal solito e una narrazione intelligente quanto accorta nella sua costruzione (in questo caso anche sofisticata, divisa tra ironia e scene di nudo). In attesa dei “pezzi forti” dell’ultimo weekend ottobrino, ovazione per la radiosa Jessica Biel, stella made in usa del lunedì festivaliero. Il film inglese Easy Virtue di cui è l'interprete principale conquista pubblico e stampa grazie ai dialoghi brillanti e attori molto affiatati, tra cui appunto la Biel che rivela: “In America mi offrono solo di fare la spalla, per essere protagonista sono dovuta emigrare”. Nel pomeriggio, invece, ci sarà l’incontro con Michael Cimino che selezionerà le migliori scene di ballo del cinema, altra tappa importante dopo il faccia a faccia di domenica scorsa tra Carlo Verdone e Toni Servillo, una lezione sul mestiere dell’attore, che, come hanno affermato i due mattatori italiani, “è un arte che andrebbe insegnata nelle classi”. Un’idea che insieme ad altre materie all’apparenza inutili (ricordate l’umiliante flauto?), potrebbe  rivelarsi molto utile per le nostre giovani generazioni.

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