Fantascienza appannata

 

Ci vogliono gli alieni per salvare questa Terra malata

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Scialbo dall’inizio alla fine, nella terminologia filmica sbiadito a tal punto da non lasciar traccia del suo passaggio. Setacciando nella terminologia lessicale italiana questa è la definizione che si addice di più per Ultimatum alla Terra, appena uscito in sala, film che, nonostante tutto, ha incassato decisamente bene nel primo weekend di programmazione.

 

 

Remake dell’omonima pellicola del 1951 dal titolo originale The day the earth stood still, il film diretto da Scott Derrickson prende una piega totalmente diversa e catastrofista, naturalmente aggiornata ai contemporanei cambiamenti climatici che si stanno verificando su tutta la superficie del globo. L’ambasciatore alieno Klaatu arriva sul nostro pianeta insieme al colosso robotico da difesa Gort (guarda caso nel mezzo di Central Park, a Manhattan) per “trattare” con gli umani, avvisandoli dell’autodistruzione che stanno portando alla madre Terra. Non verrà ascoltato così dovrà attivare la procedura che prevede la partenza di alcune sfere luminose-arche di salvezza con alcune specie animali, provvedendo allo stesso tempo alla cancellazione della razza umana, dannosa e nociva per l’universo intero. Salvo ricredersi quando forse è troppo tardi. Ultimatum alla Terra certo non gioca la carta dell’originalità, nemmeno negli effetti speciali di genere, anzi pesca a piene mani nel filone della fantascienza agorafobica anni cinquanta, prendendo però in dote il peggio di quell’epoca riadattata ai giorni nostri. Figure etniche macchiettistiche e psicosi diffuse comprese: paura dell’ignoto, paura di catastrofi naturali, paura (irrefrenabile) del diverso, da annullare e sconfiggere preventivamente. La coraggiosa (e “inspiegabilmente” attraente) astrobiologa Jennifer Connelly insieme al figlio adottivo Jaden Smith (il figlio di Big Will) tenta di convincere l’alieno Keanu “John Neo Constantine” Reeves che l’uomo merita una seconda ultima chance, prima di venir spazzati da una civiltà tecnologicamente e cerebralmente più sviluppata, solo per salvare un pianeta tanto prezioso quale il nostro. Morale scontatella e pathos sotto ai tacchi, il film non convince per niente lo spettatore che da un momento all’altro si aspetta la svolta e rimane ad attenderla fino a quando, prematuramente, scorrono i titoli di coda. Ci si chiede allora perché spendere i soldi per una tale mediocrità cinematografica, anche se purtroppo non episodio isolato, in quanto realtà che affligge gran parte delle produzioni americane ed europee di ultima generazione, film indimenticabili ne ricordiamo pochi nell’ultimo lustro. Il mondo creato da Derrickson con tocco amarcord ha una visione pessimistica dell’esistenza dei popoli, in cui la novità può essere solo scioccante come una creatura astrale precipitata dall’universo per avvertire l’umanità della situazione di crisi imminente. Il grido finale della versione originale “Klaatu barada nikto” ossia Klaatu ordina (a Gort) di fermarsi viene metabolizzato e annullato dalla macchina da presa e in questo remake l’alieno ferma il processo di estinzione col contatto sublime della propria mano, tesa in aiuto dell’umanità già in ginocchio, costellata di città svuotate a ciascuna latitudine e di preghiere in ogni lingua e religione. La percezione dell’impotenza umana dinanzi alla sconfinata potenza del cosmo è la sintesi estrema del messaggio che il film lancia, senza però mantenerne le esigenze narrative, il rimo e la qualità delle riprese.

 


Titolo Originale: THE DAY THE EARTH STOOD STILL
RegiaScott Derrickson
InterpretiKeanu Reeves, Jon Hamm, Jennifer Connelly, John Cleese, Kathy Bates, Jaden Smith
Durata: –
NazionalitàUSA 2008
Generefantascienza

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