Venezia al lido

               Tanto cinema, ma in Laguna si respira aria stantia

                                                                    
                                  
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Venezia è una vetrina. Venezia è un museo tra cielo e acqua. Venezia è un dilemma. C'è da porsi il quesito sulla mancanza di appeal, quel respiro internazionale che sembra confluire nelle stampa italiana come un sonnacchioso interesse di fine estate. Eppure un gran lavoro è stato fatto, eppure il cartellone è ogni anno più ricco, eppure le star ci sono e la storia del Festival ce lo racconta. E quindi? Siamo di fronte ad una mancanza di rinnovamento generale, che a partire dalla figura del presidente, non riesce ad imporsi come rassegna intercontinentale.

 

 

La prima pietra del nuovo Palazzo è stata posta un anno fa, ma il discorso di attrazione gravitazionale attorno al Lido è complesso e politicamente fuorviante. Non a caso, quando quest'ultimo termine si insinua nei discorsi deontologici sull'influenza dell'arte, il naso comincia subito a storcersi. Calamitare lo sguardo di un pubblico pensieroso diventa un'impresa ogni momento più complicata; semplice, invece, rimane il modo in cui ogni giorno meno giovani si appassionano all'evento, ancor meno quelli che provano/hanno l'opportunità di accedere a tale professione.
Tutto questo nonostante il solito elevato numero di accrediti richiesti, tipici del nostro pensiero cultural-popolare. Chiarisco subito che per rinnovamento non intendo modificare le proprie radici, ma porsi con uno sguardo più disinvolto alle reali esigenze del mercato, farlo proprio e ritrasmetterlo aggiornato al pubblico, ma  anche agli addetti ai lavori che spesso rappresentano lo stesso insieme.
Si trova in giro persino chi ricorda con nostalgia le resse per correre da una sala all'altra, magari posta a circa mezzo chilometro, anziani reporter che scavalcano i famigerati culturals con bellicose intenzioni da critica cinematografica. Ecco, quando anche l'amarcord della caccia al posto, della caccia al vip, della caccia all'ultimo tramezzino salta fuori, vuol dire che si è distratti e che la Mostra ha fallito.
Si dovrebbe provare a catalizzare l'attenzione intorno alla passerella con iniziative efficaci e dall'immediata interattività. Nelle sale conferenza ravvivare il dibattito è diventato un lavoro vero, a cui squadriglie di stewards e hostess (spesso stagisti non pagati, sia chiaro!) si dedicano con scarso entusiasmo. Fortuna i film ci sono, qualche perla si trova certo, ma trattasi di creature sperdute in un mare inquinato da opere scadenti e velleitarie.
Venezia oggi è come un dessert a stomaco pieno. Venezia si è esposta, ma dal suo lato meno trendy. Venezia è il Cinema e per il suo bene ha come priorità un quesito da dover risolvere. E in fretta.

 

 

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