Merit-oscar

BILANCI E RIFLESSIONI DI UNA SERATA GLAMOUR

Ad una settimana esatta dalla grande notte degli oscar, è il momento di fare alcune riflessioni e considerazioni sull’edizione numero 82 degli Academy Awards. Un’edizione storica e non soltanto per il famigerato bacio tra la star Clooney e la nostrana Elisabetta Canalis, ma soprattutto per il primo trionfo femminile della storia nella categoria miglior regia. L’impresa è riuscita a Kathryn Bigelow, splendida cinquantottenne californiana che con il suo film The Hurt locker ha portato a casa le statuette anche per il miglior film e miglior sceneggiatura originale (Tarantino messo k.o.).

Il film era stato acclamato ormai due anni fa durante la presentazione al festival del cinema di Venezia. Dopo il passaggio in laguna però si erano perse le tracce di questo racconto-documentario sulla vita di alcuni militari americani della sezione artificieri e sminatori in missione in Iraq, terzo film bellico ad aggiudicarsi l’Oscar dopo Il cacciatore ed Apocalipse Now.

Segnale che negli states di Barack Obama ciò che accade ai giovani soldati in missione permanente nei vari teatri di guerra è ancora al centro del dibattito politico-popolare e che un tema trito e ritrito come quello della guerra può ancora far riflettere ed emozionare quando viene denunciata l’impossibilità di ritornare ad una vita normale dopo aver provato l’adrenalina di uno scontro sul campo (Vietnam docet).

In corsa per il miglior film concorreva anche il Tra le nuvole di Jason Reitman, altro film americano fino al midollo che raccontava attraverso le imprese del tagliatore di teste Clooney la crisi economica che milioni di posti di lavoro ha cancellato negli ultimi anni. Iraq batte la mala finanza di wall street dunque e ancora una volta gli Oscar riflettono quelli che sono i sentimenti di una nazione intera. La cerimonia del 2010 sarà ricordata anche per il non trionfo del film in grado di incassare più di ogni altro nella storia del cinema.

L’Avatar di James Cameron, ex marito sconfitto della Bigelow, porta a casa solamente i premi per la miglior scenografia, fotografia ed effetti speciali. Il record di incassi al botteghino, figlio di una campagna pubblicitaria mostre, non basta quindi a far ripetere 11 anni dopo, l’impresa di Titanica. Il film, visivamente impeccabile, è stato scartato dopo il successo ai golden globe (il premio della stampa internazionale). Troppo debole la sceneggiatura alle spalle di un lavoro sull’immagine che probabilmente rivoluzionerà il modo di intendere il cinema nei prossimi venti anni e che per il momento ha avuto come principale merito quello di sdoganare, con qualche anno di ritardo, le sale con proiezioni in 3D anche nel nostro paese.

Tutto secondo pronostico nell’assegnazione dei premi individuali. Il rinato Jeff Bridges di Crazy Heart, distribuito in Italia con un numero di copie irrisorio, ha superato il già citato Clooney. Piccola impresa per Sandra Bullock, attrice per anni eroina di commedie romantiche o di action movie, che alla sua prima candidatura porta a casa la preziosa statuetta. La vittoria ha un sapore ancora più dolce se si considera cha il giorno prima della notte degli Oscar la Bullock aveva ricevuto il Razzie Awards, letteralmente il premio pernacchia, per il film All About Steve. Una gran bella rivincita la sua.

I Bastardi di Tarantino non hanno fatto breccia nel cuore dei giurati, eccezion fatta per il colonnello Hans Landa alias Christoph Waltz che giustamente ha vinto il premio come attore non protagonista. Come di consueto un po’ di Italia è salito sul palco del Kodak Theatre: due sono infatti le statuette portate a casa da talenti del nostro Paese, anche se cresciuti negli Usa. Una se la aggiudica il calabrese Mauro Fiore, miglior fotografia per Avatar, che ha ritirato il premio al grido di “Viva l’Italia”.

L’altra l’italoamericano (nato nel New Jersey, ma con cittadinanza italiana) Michael Giacchino, miglior colonna sonora per Up. Il film della Disney, senza poche sorprese, si aggiudica anche quest’anno il premio tra i migliori film di animazione.

Francesco Buosi

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