Fluxus: george brecht

IL CONCETTO DEL MOMENTO

Cogliere l’attimo e tramutarlo in arte, racchiuderlo in un’istantanea del reale. Dal 7 aprile al 14 maggio andrà in scena, negli spazi di Auditorium Arte, il secondo atto della biennale dedicata al movimento Fluxus, a cura di Achille Bonito Oliva. La mostra ripropone le opere più significative di George Brecht, filosofo e teorico del movimento post-dadaista, celebre per l’invenzione dei cosiddetti “Event”. Si tratta di performance ridotte ai minimi termini di durata e complessità, che isolano singole azioni della vita quotidiana conferendo loro una qualità quasi surreale. Fondamentale il ruolo riconosciuto all’aleatorietà del caso, che Brecht mutuò dagli insegnamenti in ambito di composizione musicale del celebre John Cage, suo maestro. Sono proprio le coincidenze e la casualità a legare gli uni agli altri gli oggetti affiancati nei lavori in mostra, che mantengono intatta la loro banalità, ma invitano l’osservatore a trovare nuove relazioni tra gli uni e gli altri. Alcune delle opere, a uno sguardo più attento, rivelano l’intrinseca natura di veri e propri “Event”, come “Chair with candle” e “Chair with plant”. Quest’ultima, realizzata da Brecht nel 1967, consiste di una sedia e una pianta di azalea che cresce impercettibilmente durante tutto il periodo della mostra, negando la logica dell’istallazione immobile a favore della messa in mostra di un processo dinamico. Tra i lavori esposti anche “Water Yam” (1963), una sorta di guida per produrre “Event” fai-da-te composta da centinaia di bigliettini che riportano, schematizzate in pochi chiari punti, le istruzioni per riprodurre azioni banali del vivere quotidiano. Si sviluppa così uno dei temi centrali del pensiero dell’artista, ovvero quello dello slittamento degli atti scontati e ordinari all’interno della comunicazione artistica. Perché, come sosteneva Tristan Tzara, fondatore del Dadaismo e fonte d’ispirazione per gli artisti Fluxus: “ L’arte non è la manifestazione più preziosa della vita. L’arte non possiede il valore celestiale e universale che la gente ama attribuirle. La vita è di gran lunga più interessante”.

A cura di Carolina Pozzi

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