Bondi attacca tarantino e muller

“L’IMPAREGGIABILE” MINISTRO METTE IL BECCO SU VENEZIA

A Venezia non era presente, bloccato ufficialmente in Provenza per motivi familiari, e a rappresentare il governo era giunto l’onnipresente sottosegretario Gianni Letta. I soliti maligni però non hanno mancato di far notare che l’assenza del ministro dei Beni Culturali fosse studiata a tavolino per evitare ulteriori polemiche dopo che la scure della finanziaria si era abbattuta con mano ferma sul cinema, così come sulle altre forme di arte, imponendo drastici tagli agli investimenti nel settore. A festival veneto concluso ecco però puntuale l’ennesima polemica tra Bondi e i vertici decisionali della Biennale cinema, con il direttore della mostra Marco Muller in testa. “”Siccome i finanziamenti sono dello Stato d’ora in poi intendo mettere il becco anche nella scelta dei membri della giuria del Festival del cinema di Venezia”. Questo le parole del ministro che non manca nelle sue dichiarazioni anche una frecciatina al Presidente della giuria del concorso, Sir Quentin Tarantino. “Tarantino è espressione di una cultura elitaria, relativista e snobistica. E la sua visione influenza anche i suoi giudizi critici, pure quelli verso film stranieri”. Ecco le parole rilasciate al settimanale Panorama. Non più tenere le dichiarazioni nei confronti del direttore della mostra, colpevole, secondo l’intervistato, di non essere in grado di valorizzare e privilegiare i talenti e le nuove opere. Parole e pensieri legittimati secondo Bondi dal fatto che lo Stato finanzi in larga parte (7 milioni su 12 totali) la realizzazione della mostra. I meno attenti alle questioni festivaliere si chiederanno il perché di tanto interesse ed accanimento. Fatte salve le buone intenzioni di Bondi, sul voler esercitare un diritto di critica che possa servire per apportare miglioramenti alla kermesse, rimane, a pensar male, il dubbio che tanto clamore sia stato suscitato dall’assenza di premi assegnati a titoli made in Italy. Così come ricordato dal sindaco di Venezia Orsoni, una delle peculiarità del Festival, che negli anni ha consentito di elevarlo nel gotha mondiale, è da sempre stata quelle dell’indipendenza dei suoi giurati. Speriamo vivamente che rimanga cos anche in futuro e che non ci si pieghi a logiche nazional-popolari solo per avere qualche riconoscimento in più entro i confini nostrani.

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