Figli delle stelle: recensione

QUEL CINEMA ITALIANO VECCHIO STAMPO..MA NON TROPPO

Nel cinema italiano capita raramente che si “inciampi” in un film che apra lo sguardo sul nostro tempo, che in qualche modo compia la ormai difficile operazione di svincolarsi dai propri stessi modelli, magari sdoganando umorismi fin troppo scontati o melodrammi fin troppo blasonati. Ecco perché con l’uscita di “Figli delle stelle” dobbiamo in qualche modo rendere merito ad un cinema che guarda con ammirazione alla commedia all’italiana, ma che risulta tutt’altro che nostalgico. E’ una montagna da scalare quella dei vari Monicelli, Corbucci, De Sica, ma Lucio Pellegrini (regista della famosa serie “I Liceali”) apporta una regia garbata a una storia del nostro tempo, ma che come un circolo vizioso, in maniera imperiosa si ripete ciclicamente. Storia di morti bianche, di precari, di ex galeotti, di politici senza scrupoli, di altri (molto più rari!) ligi al proprio dovere. Storia di vite segnate dalla lotta alla sopravvivenza, che nonostante ciò con l’umorismo e la sana ironia che ancora (fortunatamente!) ci portiamo dietro come un marchio di fabbrica, sono capaci di gesti sconsiderati, ma fatti dopotutto in buona fede. E’ nella “lande” desolate di un’Italia freddamente nordica che scopriamo anche quelle beffe del nostro carattere che ci fanno tendere prima dalla parte dei “nemici” e poi da quella dei “giusti”. Quali siano gli uni o gli altri, questo non ci è dato saperlo…

A cura di Madeleine Vertigo

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