Wall street: il denaro non dorme mai

L’AVIDITA’ DIVENTATA LEGGE: RECENSIONE DEL FILM

Oliver Stone ha perso le unghie. Dopo 13 anni di esilio e 8 spesi in carcere Gordon Gekko è tornato, più meschino e rancoroso che mai, ma solo all’apparenza, perché in fondo quasi dieci anni di aria rarefatta piegano qualunque resistenza e la nobiltà d’animo talvolta torna a far capolino.

Insider trading, stock options e titoli azionari spazzatura sono un contorno che hanno fatto di “Wall Street” un capitolo altissimo di cinema e finanza, la storia degli squali-yuppie che han fatto la fortuna di molti sceneggiatori e la sfortuna di milioni di famiglie.

Con “Wall Street: il denaro non dorme mai” torna il controverso regista americano, che si regala anche un interessante cameo così come lo regala a Charlie Sheen, quel Bud Fox del capitolo originale, stavolta sostituito dal giovane e rampante ShiaLaBeouf.

Attore passato da commedie e thriller per ragazzini a filmoni politicamente impegnati, specie vista l’ambientazione di quel 2008 disastroso per l’economia globale, una crisi che stiamo tutt’oggi vivendo. LaBeouf è Jake Moore, piazzista di borsa e fidanzato con la figlia di Gekko.

Tra idee, finanza d’assalto e idealismi energetici si troverà coinvolto, alla scomparsa del suo mentore Louis Zebel, a lavorare per il vecchio nemico Bretton James, a capo di una potente banca d’investimenti. Il marcio non tarderà a venir fuori e la battaglia d’investimenti coinvolgerà il protagonista in un vortice in cui si troverà a fare i conti con una vita spietata e con un personaggio scomodo come Gekko da cui è legato a doppio filo.

Redenzione, umanità, quotazioni in borsa e avidità, vero motore del film, sono parole che seppur a braccetto non possono mai coesistere senza lasciar macerie dietro di loro e nelle persone coinvolte.

Pellicola intensa, vissuta oltre una crisi reale che però non graffia, fa mostrare i denti al regista ma si dimostra solo un tentativo furente di scavare il fango dei colletti bianchi con un cucchiaio di carta proletaria. Il mondo che ruota attorno a milioni di dollari risulta così difficile da decifrare e sopportare che un ragazzo, seppur sveglio, dato in pasto alla legalità ai confini dell’illecito può risultare ingenuo, salvo uscirne con grande dignità in un finale ottimista.

Stone ci racconta che la parabola dell’87 vale ancora oggi e lo fa attraverso un persuasivo balletto di attori professionisti, capaci di far sentire il peso delle loro azioni sullo spettatore. Ma senza lacerazioni interiori, tutto visto da uno sguardo delicato e cinico, non cruento come comporterebbe la perdita di tutti i risparmi. Anche se alla fine non sono i soldi accumulati a contare nella vita, ma la sfida, giocare la partita con il tempo e vincerla.

A cura di Simone Bracci

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