Bilancio in rosso per il festival del film

LA QUINTA EDIZIONE HA MOSTRATO LA CORDA

Saliamo sul palco e ci confondiamo tra gli orchestrali, parte la musica ed Ettore Scola proclama i vincitori. Sono passati solo quattro anni e la scena che si è ripetuta presso la sala Sinopoli dell’Auditorium non è la stessa. Claudia Gerini al posto di Scola, silenzio al posto di fanfare e tanto sonno generale.

La serata (di gala??) di premiazione per la quinta edizione del Festival del Film di Roma è stata un fiasco clamoroso, nessun sussulto (se non per il bel corto di Antonello Sarno “Dolce vita mambo”) e pochi patemi d’animo alle proclamazioni dei vari vincitori.

Insomma tra uno sbadiglio e l’altro, nella nostra rubrica agree or not ci chiediamo se il vincitore del concorso “Kill me please” meritasse davvero o fosse semplicemente il meno peggio in gara.

Come il primo anno c’è stato l’inserimento di un premio, ovvero l’ormai consolidata abitudine di ampliare il parco vincitori, a testimonianza di una mediocrità cinematografica diffusa. Stavolta è toccata all’opera che meglio ha saputo dare rilievo ai valori umani e sociali, premio esordienti fortemente voluto dal ministro Giorgia Meloni.

L’apatia da red carpet (quest’anno più asciutto del solito) è stata ravvivata dal documentario di Francesco Nuti, rivisto in giro dopo il grave incidente di qualche tempo fa.

L’intera manifestazione si è dimostrata ben lontana dall’ideale di Festival cinematografico, che sarebbe quello di condensare questa curiosità intellettiva in un periodo temporale dove il film si trasforma da protagonista in vero e proprio “direttore d’orchestra”: prodotto e non solo più bozzolo.

Dunque un Festival che ha lasciato pubblico e critica sostanzialmente indifferenti, eccezion fatta per la sempre più meritevole sezione extra curata da Mario Sesti. Questo deve assolutamente far riflettere sull’utilità di una kermesse che ha avuto il solo merito di creare un certo movimento di lavoro intorno a piazzale De Coubertin. L’assenza però di star e film capaci veramente di attrarre (tipo “The Social Network”)hanno contribuito alla fiacchezza generale, nonostante le pompate dichiarazioni degli organizzatori sulle quantità di record battuti.

Se bisognava cercare di capire quanto a fondo era sentita l’ulteriore necessità di una nuova passerella cinematografica in una città che si adagia sugli allori di un passato aulico, la risposta quest’anno è arrivata forte e chiara: dirottiamo e di corsa i pochi fondi ministeriali su Venezia 2011!

A cura di Simone Bracci

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