Cyrus: recensione

CYRUS: RECENSIONE

L’UNIVERSO FAMILIARE DEI FRATELLI JAY E MARK DUPLASS

Jay e Mark Duplass sono i rappresentanti più interessanti dell’universo del cinema indie americano. Per questo (forse) sarebbe più consigliabile definirli come due filmaker piuttosto che registi, senza voler sminuire o dare troppa differenza ai due sostantivi in questione.

Il loro terzo lungometraggio, CYRUS, racconta la famiglia e l’universo dei “bamboccioni” negli States. Cyrus, uno dei tre protagonisti della commedia, è infatti un ventunenne obeso, il quale non ha superato la fase che Sigmund Freud chiamerebbe complesso di Edipo.

La sorte lo porta ad incontrarsi/scontrarsi con John, la nuova fiamma della madre, tanto che i tre danno vita ad un triangolo comico e al contempo mostruoso. I temi trattati dai Duplass, pur essendo ormai pienamente sfruttati dalle soap-opera, non sono esposti in modo classico e banale.

Le situazioni si ribaltano completamente ad ogni cambio di scena, insinuando nello spettatore il dubbio su ogni singolo personaggio e su ogni singola azione che compiono: ad esempio nello sguardo innocente ed infantile di Cyrus si legge la malizia di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico (momento tra l’altro rappresentato magnificamente da un’inquadratura).

Lo stile registico scelto è quello di avere costantemente la macchina a spalla (o a mano), quasi alla Lars Von Trier, con continui zoom sui volti dei personaggi alla ricerca di una caratterizzazione documentaristica della pellicola. È

come se i due filmaker vogliano ritrovare e riportare a galla la vera natura dei loro personaggi spiandoli il più vicino possibile ed all’improvviso, soprattutto quando si trovano immersi in momenti di massima tensione emotiva.

A fronte delle colossali produzioni hollywodiane volte alla ricerca disperata del 3D ad ogni costo, i Duplass ci ricordano che esiste (fortunatamente!) un cinema ben strutturato narrativamente ed elegantemente concepito nella sua forma, pur non rinunciando ai costi ristretti.

Conosciamo perfettamente la vitalità del cinema indipendente, ma, non trovando la giusta distribuzione sul nostro mercato cinematografico, ogni volta è una bella riscoperta! Del resto questa è la commedia amara più interessante dell’anno.

Della serie: piccolo budget, grande risultato? Yes, We Can!

A cura di Davide Monastra

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