The tourist: recensione

PIGRA MESSA IN SCENA DELLA CACCIA AL FANTOMATICO LUPIN

Il turista è spesso svagato, sovrappensiero, immerso nell’ammirazione della città e del luogo che contempla. La vacanza perfetta insomma, almeno fino a quando l’imprevisto si manifesta e, con le sembianze di donna affascinante, ti sconvolge la vita. Cambia le carte in tavola e ti conduce in un gioco più grande di te. Ammettendo di non aver rubato il soggetto al regista Henckel Von Donnersmarck, gli sviluppi della storia sono imprevedibili sulla carta, molto meno al cinema mentre l’incontro all’apparenza fortuito tra Johnny Depp e Angelina Jolie si consuma nella Venezia di lusso. E Interpol e criminalità organizzata varia sono a caccia dell’impareggiabile truffatore Alexander Pearce, un sigla dietro un volto ignoto. Il cast internazionale e ben nutrito fa a pugni con la professionalità italiana, che pur sfoderando un ottimo inglese, fa sorridere in sala chi associa volti a spot e programmi tv. Per il resto è tutta una simpatica operazione commerciale, luoghi, location, battute e tempi drammatici…l’amore improbabile, la seduzione al tempo di spionaggio, con tanto di agenti doppiogiochisti e intelligence nostrana fanno da contorno ad un piatto meno ricco di quanto ci si possa aspettare. Indubbiamente i canoni di attrattiva ci sono tutti, dalla qualità di HVD (onestamente impigrito dalla trasferta), alla recitazione controllata del sornione Depp, che non può esimersi dal raffronto giocoso con l’enigmatico Pearce a cui madre natura ha lasciato in dono l’abilità di mescolare le carte e scappare con l’asso migliore. All’inizio di tutto c’è stato un incontro, quello tra sceneggiatura e regia che combaciano sulla narrazione, deragliando sul piano dell’emotività di angoli e specchi, la visuale della camera a seguire l’ignaro Frank Tupello mentre viene scambiato per un ricercato evasore fiscale. Il racconto dunque, alterna momenti di lenta intimità a goffi inseguimenti per l’intasata cornice veneziana, il colpo di scena telefonato e i momenti di vero pathos lasciati alla merce degli attori, il cui inappuntabile carisma per una volta fa cilecca. Una cilecca di classe, ma sempre quella rimane.

A cura di Simone Bracci

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