Beyond: recensione

ECCESSIVO E MANIERISTA, IL FILM REGALA MOMENTI INTENSI DI CINEMA

Una famiglia sta per andare a colazione, quando squilla il telefono. La donna chiede chi è: “Sono mamma” risponde la voce al telefono. La donna riattacca. Un’altra telefonata: questa volta è l’infermiera “Sua madre è gravemente malata”. La famiglia decide di andare a trovarla e noi assistiamo al passato delle due donne…

Dopo un inizio così folgorante, l’esordio alla regia di Pernilla August, attrice che in passato ha lavorato con il maestro Ingmar Bergman, prometteva veramente bene. Ma purtroppo man mano che passano i minuti “Beyond” non riesce a conquistare. Anzi, per dirla tutta, non convince.

Vi sono temi interessanti nel film quali l’alcolismo, la malattia e i trami dell’infanzia, che messi insieme creano un polpettone piuttosto indigeribile. Il maggiore disagio lo prova lo stesso spettatore quando, messo di fronte a scene violente e fisiche, non riesce a provare alcuna emozione.

Ad ogni modo l’opera prima della August non è il film più brutto che si possa vedere in questo periodo, anche perché il cast di attori è molto buono. Piuttosto è la sceneggiatura il problema principale della pellicola: il tentativo di realizzare storie familiari dai toni bergmaniani aggiornate alla nostra generazione sa di stantio e, cosa più grave, l’empatia con i personaggi è quasi assente. Eccessivo e manierista, “Beyond” può contare su una Noomi Rapace (grande interpretazione per lei) capace di dare grinta a un personaggio stravisto come quello della protagonista e soprattutto sulla giovanissima Tehilla Blad che interpreta il ruolo della Rapace da giovane, come aveva fatto per i film ispirati alla trilogia “Millennium” di Larsson.

La regista dice di essersi ispirata a “L’ultima eclissi” di Taylor Hackford per questo lavoro, ma della profondità della pellicola in questione non v’è traccia.

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