Febbre da fieno: recensione

LA REGISTA DIVISA EQUAMENTE TRA BACI E PONENTINO

Amore impossibile è questo il tema principale di Febbre da Fieno, prima opera di Laura Luchetti. La storia ha come sfondo un bellissimo e fornito negozio di articoli vintage anni 70 nel cuore di San Lorenzo. Lì la protagonista, Camilla, va a cercare un ragazzo, che giorni prima aveva intravisto dall’ambulanza dopo il suo incidente. Lui, Matteo, avendo visto la scarpa di Camilla per terra accanto al motorino, l’aveva raccolta e data agli infermieri che la stavano portando via.

Camilla decide di andare a cercarlo per ringraziarlo e si ritrova invece assunta e catapultata in un luogo pieno di ricordi e storia coltivati con passione, nonostante mille difficoltà economiche, dal proprietario e dai due commessi Matteo e Frankie, interpretata da Giulia Michelini.

Il film, già considerato l’anti-Moccia, tratta delle occasioni perse, degli amori impossibili per i nostri idoli, della difficoltà di rompere con il passato e della passione per un sogno che non sempre si può realizzare e dove il risultato non conta perché l’importante è averlo rincorso.

Emergono elementi che non convincono del tutto, ma a chi piace il genere sentimentale e anche un po’ adolescenziale qui ha pane per i suoi denti.

La musica, elemento importante nella narrazione fa da accompagnatrice agli eventi, e molta attenzione è stata data anche agli ambienti e al panorama di una Roma autunnale con i suoi colori caldi e il vento ponentino che come si dice nel film “da il coraggio agli innamorati timidi di dichiarare il loro amore”.

Tra gli attori ricordiamo Diane Fleri già protagonista di “Solo un padre” e Andrea Bosca già in “Si può fare” e “Noi credevamo” che abbiamo intervistato per voi e che vedrete presto sul nostro canale youtube.

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