I fantastici viaggi di gulliver 3d: recensione

L’ADATTAMENTO IN 3D RISULTA UN TIEPIDO OMAGGIO AI TEENMOVIE

Rob Letterman e Jack Black tentano, insieme alla 20th Century Fox, un’impresa non indifferente: cercare di attualizzare il romanzo “I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift. Per farlo, penseranno i cinefili più accaniti, hanno semplicemente aggiunto al titolo dell’omonima opera settecentesca la parola 3D e il gioco è fatto. Effettivamente ciò che lo spettatore si appresta a vedere al cinema non è molto più di quello che abbiamo scritto sopra, ovvero un tentativo, peraltro fallito, di portare Gulliver nel nuovo Millennio per poi spedirlo a Lilliput che, per qualche strano motivo, si trova nel triangolo delle Bermuda.

Ma perché il tentativo è fallito? Semplice: perché Letterman e Black non sono la Disney (vedi “La principessa e il ranocchio” e “Rapunzel”) e, a parte qualche momento comico, il film non decolla mai e resta un’accozzaglia di situazioni semi-divertenti che dovrebbero far ridere e che forse faranno solo sorridere gli spettatori dal palato più rude. Era difficile rendere brutto il bellissimo romanzo fantastico di Swift, eppure Hollywood ce l’ha fatta, puntando tutto sul personaggio di Jack Black, che deve sollazzare a tutti i costi, e rinunciando ad una storia ben strutturata, come invece si dovrebbe sempre fare sul grande schermo. Come molti sanno, le avventure di Gulliver nel romanzo si svolgono in diversi luoghi esotici e magici: ovviamente nel film (e purtroppo non per ragioni di tempo) si predilige il più famoso, Lilliput.

Si può trovare qualche elemento apprezzabile in mezzo a tutto questo “putridume” commerciale? Forse… peccato che però si rischierebbe di rovinare, con gli orrendi spoiler, le parti più piacevoli! Una sola annotazione: nello script ci sono delle reinterpretazioni di famose pellicole come“Titanic” e “Guerre stellari”, giusto per citarne qualcuna, e sono proposte note pubblicità con il volto del protagonista; imperdibile ad esempio, sullo sfondo di una scena, il faccione di Black sul fisico di Mark Wahlberg dei tempi che furono.

Non aspettatevi un capolavoro nemmeno dal punto di vista della tecnologia: la terza dimensione è assolutamente inutile, se non per l’obiettivo primario di far lievitare il prezzo del biglietto.

Insomma quasi certamente un’opera non memorabile e possibilmente da evitare!

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