Il cigno nero – black swan: recensione

VISIVAMENTE POTENTE E SUGGESTIVO, ARONOFSKY FA PIENO CENTRO

Si può smitizzare un mondo centenario come quello della danza? Si può, o per dirla all’americana Yes, we can!, o meglio ancora he (Darren Aronofsky) can!
Con il suo ultimo lavoro, il giovane regista si cimenta con un thriller psicologico ambientato nei puri, soffici e sofisticati ambienti del balletto classico, riuscendo nell’impresa di renderlo viscerale, carnale, passionale, voluttuoso. La protagonista, Nina, la splendida Natalie Portman in profumo di Oscar, è una prima ballerina del New York City Ballet scelta per interpretare il ruolo di Odette, la principessa de “Il lago dei cigni”, immortale opera musicata da Pëtr Il’ič Čajkovskij.

L’ossessione della donna per la perfezione in ogni passo, ogni linea, ogni movimento del suo corpo si scontra con la visione del coreografo di turno (il mascolino Vincent Cassel) che vuole edulcorare il balletto da tutti gli orpelli della tradizione classica. Aronofsky si concede al suo cigno nero tutte le caratteristica che hanno reso il suo stile inconfondibile. C’è in nuce una summa della sua visione della regia: tanta camera a spalla, inquadrature sporche, dettagli cruenti e singole scene cariche di pathos emotivo. È impossibile infatti guardare a “Il cigno nero” senza scorgere durante tutta la narrazione riferimenti alla filmografia passata del regista. Nina è un wrestler, piena di ematiche ferite fisiche, che ricordano l’iconografia cristiana delle stigmate, e mentali.

La ballerina è una paranoica che vive di allucinazioni, correndo passivamente verso il suo ineluttabile destino, in una specie di requiem for a dream in musica che viene completato da un finale da brividi e semplice sublime. Suspence e dramma si mescolano, si agitano e danno alla pellicola un sapore di grande capolavoro. Forse i più esigenti troveranno la prima parte noiosa, ma in realtà è quella giusta lentezza per preparare e rendere ancora più potente il salto finale verso la consapevolezza e la catarsi finale.

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