La versione di barney: recensione

IL FILM DI RICHARD J.LEWIS EMOZIONA SOLO A TRATTI

Non entrate in sala aspettandovi di trovare in scena l’ironia dell’omonimo libro perchè rimarrete delusi, è forse questa l’unica pecca di un film che di difetti ne ha ben pochi. Fedele alla trama del romanzo di Mordecai Richler , racconta la vita di un produttore televisivo di soap opere di terza categoria alle prese con gli eventi tra il comico, l’assurdo e il tragico che si ritrova a vivere.

La storia di Barney Panofsky raccontata da lui stesso nelle pause tra un delirio e l’altro causate dall’Alzheimer si può dividere in tre capitoli, corrispondenti ai suoi tre matrimoni.Nella pr ima parte il protagonista è a Roma, con uno stile di vita tipico dello scrittore americano in vacanza in Italia tra chiacchere al caffè con gli amici, arte e ozio. Gli eventi però lo riporteranno negli Stati Uniti dove incontrerà una bellissima ragazza che diventerà sua moglie, ma il matrimonio si rivelerà galeotto per l’incontro con quella che sarà poi la sua terza moglie nonchè donna della sua vita. Il titolo deriva dall’accusa di omicidio dalla quale Barney si dovrà difendere, per la morte del suo miglior amico e interpretato dall’affascinante Scott Speedman.- Accusa della quale sapremo se è veramente colpevole o meno solo nel finale della storia.

In questo turbine di eventi il compagno di viaggio per eccellenza sarà il padre del protagonista interpretato da un divertentissimo Dustin Hoffman, suo punto di riferimento e confidente. A Venezia è stato accolto molto bene e c’è chi tra i critici ha perfino parlato di Oscar.

Niente da ridire, l’unico dubbio si ha nella possibile reazione dei lettori, accaniti fan di Barney e innamorati del suo cinismo ironico che, come già detto, non si ritrova nella pellicola. Inoltre nel libro il protagonista è canadese altro elemento che ha creato non poche polemiche nei blog dove veniva considerato inaccettabile che Barney potesse essere americano, tanto che lo stesso Paul Giamatti ha dichiarato in un’intervista all’Espresso “La cosa più difficile di questo film è stata la paura di ritrovarmi alla fine con tutto il Canada contro di me”.

Scherzi a parte, da lettrice, La versione di barney vi assicuro che è un film da non perdere che riesce a far ridere ma anche a commuovere, in entrambi, i casi fino alle lacrime.

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