Tamara drewe: recensione

TRADIMENTI ALL’INGLESE DI FREARS RISULTA PIACEVOLE E MODERNO

Presentato al 63esimo Festival di Cannes, “Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese” è il nuovo lavoro del regista Stephen Frears e vuole raccontare, senza troppe pretese, il mondo rurale del moderno Regno Unito. Con sguardo disincantato ed ironico, ci addentriamo quindi nella vita di Tamara Drewe, una sedicente giornalista, che torna dopo la morte della madre e dopo lunghi anni di assenza nel paesino della sua infanzia.

Ci ritorna però da donna realizzata, sicura di sé anche grazie a quel ritocchino estetico che l’ha resa tutta un’altra persona, come si sottolinea in un geniale scambio di battute nella pellicola. Con allegria e schernendo simpaticamente i suoi personaggi, il regista ci offre uno spaccato diverso dalla solita città di Londra, mostrando un’Inghilterra un po’ più umana e giocosa, fatta di tradimenti, di gelosie, di invidie coperti dal solito immancabile perbenismo, che rende tutta la vicenda più facile da trasformare in una commedia.

Certo Frears è stato aiutato alla base di partenza: la graphic novel di Psy Simmonds, dalla sceneggiatura di Moira Buffini e soprattutto dal riferimento costante al grande scrittore Thomas Hardy e al suo romanzo “Via dalla pazza folla”, da cui è tratto un omonimo film.

È proprio quest’ultimo ad essere preso di mira e più volte citato, tanto da rendere consigliabile allo spettatore una piccola rivisitazione di questo classico del cinema britannico con Julie Christie e Alan Bates, giusto per apprezzare più a fondo l’humour che pervade tutta l’azione di “Tamara Drewe”. Riproporre in chiave moderna il romanzo di Hardy, infatti, non era operazione facile.

Eppure Frears, anche grazie ad un cast eccezionale e d’eccezione, ci riesce, riuscendo a portare i personaggi nell’epoca moderna, mantenendo vivo quel messaggio che pervade tutta la filosofia dello scrittore: ognuno vive una vita ideale che è in contrasto con la sua squallida vita reale.

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