The green hornet: recensione

ACTION ED EFFETTI LUDICI, GONDRY DIVERTE E ANNOIA AL CONTEMPO

Verde è un colore di moda, glamour come il farsi giustizia da sé. Il concetto, semplificato, parla di stili diversi e punti di vista comuni, riportandoci all’odierno problema dell’ineguaglianza legislativa e del vestirsi retrò, sia l’abito che la macchina stavolta non fanno il monaco. Parola di Michel Gondry.

Che dopo la serie tv cult degli anni ‘60, a suon di onomatopee e calci volanti, riporta Bruce Lee in auge e The Green Hornet sullo schermo…con esiti alterni. Il regista di Versailles mescola action ad effetti ludici degni dei suoi migliori videoclip, allarga e restringe lo schermo con maestria fino a cozzare con i limiti imposti dalla sceneggiatura yankee, scritta di pugno e interpretata senza fisico adatto dal protagonista Seth Rogen.

Figlio di un magnate della stampa appena deceduto, ricco e viziato, Britt Reid riscopre i valori della giustizia attraverso una facciata pulita, il restyling del suo Quotidiano, e una faccia illegale, giustiziere della notte come Calabrone Verde. Insieme all’aiutante Kado (vero braccio armato del film-fumetto), Reid inizia una guerra tra bande contro il “buffo” boss di Los Angeles Chudnosky.

Roth scrive di un combattente senza mezzi, scoordinato e sboccato, impavido solo quando affianco si ritrova Kado, amico e profeta della scienza fai-da-te, nemico quando si tratta di donne: entrambi mirano alla fascinosa “attempata” Cameron Diaz, collante perfetto nel mare magnum di parole e sberle. Gondry si esalta nei minimi dettagli, gli sfugge il polso all’interno di un caos action che non riesce a controllare, allungando il brodo di una pellicola grossolana e imperfetta, a tratti divertente quanto non necessaria. Nel gergo critico di chi non aggiunge nulla di nuovo al racconto di genere.

The Green Hornet si apre con un cameo meraviglioso di James Franco, piace bel battibecco a mitraglia tra i due protagonisti, delude su tutto il resto, persino nel rendere incredibile il poco credibile personaggio di Christoph Walz, il colonnello Hans Landa forever.

Rompe le regole per proteggerle è la frase di lancio, mentre la loro macchina indistruttibile ruggisce per le strade malfamate della città. Stando ben attenti a camminare sul terreno minato dei cine-comics ad alto potenziale cartaceo, l’importante è che sappiate ciò a cui andate incontro: tanti effetti, alto budget, poca resa.

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