Gianni e le donne: recensione

DI GREGORIO PONE L’ACCENTO SULLE AMAREZZE DELLA TERZA ETÀ

Osannato da critici e presentato come il capolavoro bis dopo Pranzo di ferragosto, durante la visione di Gianni e le donne si rimane un po’ perplessi.

Certo il tema trattato è interessante, rendersi conto di essere invecchiati dal punto di vista maschile, il non essere più attraenti come una volta, ma in particolare lo strano rapporto che Gianni ha con le sue donne.

Una mamma ingombrante, una moglie assente e una figlia molto presa da se stessa, il gentil sesso appare forte tanto da costringere gli uomini a farsi forza tra di loro per poter stare al passo.

Il problema del film sta nel ritmo troppo lento, le battute fanno sorridere ma più che altro si trova compassione per questo uomo che non riesce a farsi valere, anzi fa anche un po’ rabbia.

Probabilmente a modo suo vuole essere un omaggio alle donne da parte del regista Gianni Di Gregorio, e fa riflettere sulla figura del “gentiluomo”, come viene spesso definito il protagonista, che vuole essere un complimento da parte di chi lo dice ma che in realtà si rivela un’arma a doppio taglio.

Si rimane con il dubbio che gli uomini di una volta non esistano più, come viene detto nel film, oppure che quelli che esistono sbagliano ad essere gentiluomini perché è sinonimo di un uomo che si farà mettere i piedi in testa.

Sinceramente non lo consiglio ma è solo un parere, è stato scelto tra i film al Festival di Berlino, punti di vista ovviamente, in ogni caso sono sicura che un uomo di mezza età non uscirà per niente sereno dalla sala.

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