Gran torino: retro-recensione

IN TUTTO E PER TUTTO UN “SIGNOR” CAPOLAVORO!

A 78 anni non smette di stupire lo straniero senza nome, travolgente in assordanti silenzi e sguardi sofferenti. Walt, vedovo, reduce di guerra e pessimo padre, chiede solo di essere lasciato in pace, è convinto di non aver bisogno di nessuno. Non ha nessuna intenzione di intrattenere rapporti con un vicinato troppo esotico ed un prete troppo giovane per comprendere anche minimamente il disagio di un ex american boy carico di sensi di colpa e apparentemente incapace di comprensione alcuna. Ma qualcosa cambia, forse i suoi vicini mangia cani non sono come se li aspettava: svegli, irriverenti, troppo gentili per i cliché occidentali e soprattutto, sorprendentemente troppo simili ai fanciulli impauriti abbattuti in Corea durante l’ennesima guerra internazionalista. Sente il bisogno di dimenticare, di uscire da un labirinto di sensi di colpa ed insoddisfazione. L’aiuta del sangue vomitato sul lavandino e una diagnosi che non lo spaventa. Espiazione: è il nuovo sentimento che lo coinvolge, lo travolge e lo rende più umano. C’è da salvare un amico, un mangia-cani, un ragazzo dal nome semplice ma volontariamente storpiato, si aggrappa a lui, lo salva per salvare se stesso e lo fa in un modo genuino, lineare e carico di commozione. Immense speranze a bordo di una Ford Gran Torino su di un lungomare al tramonto…o all’alba?

Leonardo “Lee” Secco

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