I film da vedere di luis buÑuel

111 ANNI FA NASCEVA L’ARTISTA DEL SURREALISMO Il 22 Febbraio dell’anno 1900, Luis Buñuel vedeva la luce a Calanda un piccolo paesino dell’Aragona. Bene, la biografia del regista spagnolo per noi di Film4Life finisce qui. Per celebrare i centoundici anni della sua nascita pensiamo che non c’è niente di meglio da fare che proporvi i film che bisogna vedere di uno dei maestri dell’arte surrealista. A fine articolo trovate il video. UN CHIEN ANDALOU (1929) Scritto insieme all’amico Saldavor Dalì, “Un Chien Andalou” è l’enigmatico mediometraggio d’esordio di Buñuel come regista. Simbolico, surreale, onirico, moralmente scorretto, antiborghese e anticlericale: già in questo primo lavoro c’è il modo di vedere il mondo da parte del regista e la voglia di liberarsi dalle convenzioni della società attraverso e grazie alla magica figura retorica dell’allegoria. I FIGLI DELLA VIOLENZA (1950) È il periodo del neorealismo e il regista si confronta con la vita dei ragazzi di strada. Certo accanto ai temi della violenza metropolitana, una gioventù che ha la sua speranza solo nella criminalità, lo sfruttamento sessuale, non mancano le scene oniriche ed allucinate, care al regista, con un minimo di indagine psicanalitica. La pellicola è impreziosita da una carrellata di personaggi genialmente immaginati ante litteram. L’ANGELO STERMINATORE (1962) “L’angelo sterminatore” è dai più considerato il capolavoro di Buñuel. Una critica feroce nei confronti della borghesia fatta in modo allegorico, satirico e surreale. Il senso di assurdo e di smarrimento che questo lavoro provoca nello spettatore è totale. La chiave di lettura è nel simbolismo. INTOLLERANZA: SIMON DEL DESERTO (1965) I santoni e la Chiesa Cattolica sono le “vittime” che il regista sceglie per questo film. La mortificazione della carne, tema caro alla religione cristiana, è resa ridicola con una serie di paradossi e scene rocambolesche degne del miglior Buñuel. Anche qui c’è quella critica anti-confessione che accompagna la produzione cinematografica dell’artista. IL FASCINO DISCRETO DELLA BORGHESIA (1972) A differenza de “L’angelo sterminatore”, la critica alla borghesia ne “Il fascino discreto della borghesia” è meno feroce e realizzata con i toni della commedia à la francese. Sogno e realtà si fondono e si confondono come insegna la migliore tradizione surrealista. Certo è che questa Borghesia, per la prima volta accusata della rovina del mondo già nel titolo, è solo elitaria, incapace di pensiero e fine a se stessa con clero, nobiltà ed esercito come peggiori rappresentanti.

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