Eyes wide shut – retro recensione

L’ULTIMO CAPOLAVORO DI KUBRICK AI RAGGI X

L’imperante liberalismo ha portato la nostra società, intesa come occidentale nel suo insieme, a ridefinire i canoni di sessualità esplicita, elaborando una forma di pensiero che rende labile e concentrico il confine tra le due manifestazioni “artistiche”. Il cinema è stato uno dei mezzi più abusati per dare vita a tale incontro, incontro che spesso si è fuso sul grande schermo, creando notevoli disagi per le commissioni, internazionali e non, di revisione cinematografica. Ad accentuare la questione che si crea limando la pornografia, intesa come espressione di rappresentazioni oscene, fino a renderla in simbiosi con l’erotismo, ovvero la tendenza ad esaltare il sesso nella letteratura o tramite i più diffusi mezzi di comunicazione, ci hanno pensato in molti. Nessuno, però, ha saputo mescolare questi due elementi fino a fonderli in maniera così visivamente raffinata, come ha fatto nella sua ultima opera (anteriore alla prematura morte) Stanley Kubrick, forse il più grande regista della storia della celluloide.

“Eyes Wide Shut” è il film che ha concluso la straordinaria carriera dell’artista inglese, essendo al contempo un film rivoluzionario ed un’opera assai complessa e tutt’ora discussa. Uscito postumo, racconta il momento di crisi coniugale di una coppia alto-borghese (Tom Cruise e Nicole Kidman), che, attraverso esperienze personali, esprimono la propria frustrazione sessuale e la relativa solitudine: il marito partecipando “visivamente” ad un’orgia, la moglie flirtando con l’idea di tradire il consorte, sebbene ciò avvenga solo in sequenza onirica. L’intero percorso del film si snoda sul rapporto tra l’uomo e la donna, il cui reciproco tradimento significherebbe per ciascuno dei due antipodi la liberazione mentale da uno status di costrizione: in sintesi, poco dopo il matrimonio (o la gettonatissima convivenza), la coppia si mette a dura prova, raggiungendo il massimo del desiderio. È proprio a questo punto che l’occhio-spalancato-aperto di Kubrick interviene, mostrando alla platea come lo sfogo delle proprie pulsioni sessuali, sia metafora del mal di vivere che in molte persone giunge nel rapporto col partner. Il regista mostra come ognuno, in preda a tale sconvolgimento, reagisca nella maniera più impensabile, muovendosi al rallentatore in una metropoli (=società) fredda e distaccata, ma sempre pronta ad accompagnarci nelle angoscianti veglie notturne.

Il sesso, nonostante sia molto esplicito ed esplicitamente menzionato, è una figurazione quasi di contorno, è l’essenza della perdizione, ma al contempo rifugio sicuro. La pornografia, tramutata in eros, riflette una condizione costrittiva che sfocia in disagio personale e la sua esaltazione non è altro che un espediente che Kubrick utilizza per raccontare una storia. La sua è una provocazione cinematografica tesa ad una critica costruttiva, non la celebrazione ludica di un tema fin troppo censurato. Che poi “Eyes Wide Shut” non sia un film del tutto riuscito, questa è un’altra vicenda che spetta al solo spettatore valutare. Ciò che realmente è importante, è osservare la reazione che questo lavoro ha provocato nell’inconscio e nell’immaginario del pubblico, ossia vedere come l’individuo si pone di fronte allo schermo che proietta immagini dell’oltre eros, visioni che mostrano una forte sessualità, spinta sino ai limiti dell’umana ragione.

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