Gnomeo e giulietta: recensione

FILM DI QUALITÀ, ROVINATO DAL DOPPIAGGIO

Uno dei classici della storia della letteratura mondiale, “Romeo e Giulietta”, ritorna per l’ennesima volta al cinema, questa volta in computer grafica e con l’ormai abusata terza dimensione. Questa volta la storia di “Gnomeo e Giulietta”, diretta dal regista Kelly Asbury, già cimentatosi nel CG con “Shrek 2”, è ambientata a Verona Drive, dove due famiglie di gnomi da giardino i Montague (dal colore blu) e i Capulet (dal colore rosso) si sfidano in una faida familiare. Il film ovviamente ricalca in toto la tragedia shakespeariana, affrontando il tutto per un pubblico principalmente per bambini. Quando l’amore tra Gnomeo e Giulietta sboccia, i due dovranno cercare di superare la staccionata che separa i loro due mondi, per cercare di trionfare sull’odio.

Il prodotto finale è una pellicola di qualità, soprattutto dal punto di vista della grafica. Sono lontani i tempi in cui era solo la Pixar a donare fluidità nei movimenti ai suoi personaggi. Anche questo lavoro, tutto made in England, racconta di un mondo dell’animazione ormai vero dominatore dei botteghini cinematografici. Sì, perché queste pellicole, come anche Rango o Rio, di prossima uscita, divertono i più piccoli, ma strizzano l’occhio anche agli adolescenti, riuscendo a portare in sala un numero elevato di spettatori. A differenza poi delle nostre Winx, anche la sceneggiatura è ad un livello molto elevato con divertenti le citazioni di film famosi e le gag comiche, e gioca, non solo con i protagonisti, ma con tutti i personaggi secondari, ben strutturati e che creano divertimento solo per l’aspetto fisico. Ovviamente l’idea di immaginare una miriade di personaggi è un modo geniale per invadere, con garbo e in modo giustificato, i negozi di giocattoli, con un merchandising, che potrebbe addirittura essere più redditizio del film stesso.

Altra piacevole nota, in tutti i sensi, è la colonna sonora. Elton John fa da sottofondo alle scene del film con le sue canzoni più celebri: Crocodile Rock, Saturday Night’s Alright for Fighting, Don’t Go Breaking My Heart, Love Builds A Garden, Your Song, Rocket Man, Tiny Dancer, Bennie and The Jets, Sorry Seems To Be the Hardest Word e addirittura duettando con la star del mondo, Lady Gaga, in Hello Hello. Il film poi ha il pregio di non sfociare mai nel musical, cosa da non sottovalutare dato che comunque a fine pellicola comprare il marchio Walt Disney

Ma arriviamo alle “note” stonate: il doppiaggio italiano. Sì, perché ci si chiede a chi sia venuta in mente di far parlare i simpatici gnometti in tutti i dialetti della penisola, dividendo i due giardini in Nord (i blu di Gnomeo) e in Sud (i rossi di Giulietta). Un’idea fastidiosa, anche perché sembra che il nostro cinema debba per forza rimarcare questa differenza per poter far ridere. Il doppiaggio disturba e rovina molti momenti, diventando addirittura incomprensibile per i bambini (non stupitevi se vi chiederanno spesso: “Che ha detto???”). Poteva essere simpatica l’idea di caratterizzare solo qualche piccolo gnomo con un dialetto – funziona ad esempio la parlata romanesca del fenicottero “Piuma Rosa”, doppiata da Francesco Pannolino – ma sentire Giulietta dire “baciamo le mani” o Gnomeo dire “uè bauscia” non è veramente accettabile. Qualcuno potrebbe dire che magari anche in originale hanno caratterizzato i personaggi con accenti di un diverso inglese. Ma vi immaginate gente del calibro di James McAvoy, Emily Blunt, Michael Caine, Maggy Smith, Ozzi Osbourne, Jason Statham a farlo? Beh, risposta semplice: NO!

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