Hop: recensione

UN GIUDIZIO SUI FILM DI PASQUA? NON FATELI!

In Italia li chiameremmo cine-colomba, negli States non hanno ancora coniato un termine ma hanno tentato di realizzare un film interamente dedicato alla Pasqua. Ne avevamo bisogno? Decisamente no! Dopo le pellicole sul Natale, con “Hop” ci addentriamo invece dentro il mondo pasquale, che per come è raccontato è praticamente la brutta copia della festività dicembrina. C’è una slitta, trainata non da renne ma da pulcini; c’è una fabbrica di regali, anzi caramelle, che non si trova al Polo Nord, ma sull’isola di Pasqua (fantasia!); ci sono gli gnomi, rappresentati dai pulcini; e c’è un Babbo Natale, che comanda tutto e tutti, che porta il titolo di Coniglietto Pasquale.

In teoria le carte in tavola per realizzare un buon prodotto c’erano tutte, ma la sceneggiatura insapore rende la visione in una via crucis, giusto per rimanere in tema con la festività. Infatti un pubblico sopra i 5 anni dopo 10 minuti di film ha due opzioni: la catalessi o abbandonare la sala. I protagonisti del film di Tim Hill sono: da una parte C.P., il figlio del coniglietto pasquale in carica che vorrebbe diventare un batterista e Fred, un trentenne che non riesce a trovare un lavoro e un posto nella società, essendo un nullafacente.

Ritornando un po’ all’obsoleta tecnica dei disegni animati (anche se in computer grafica sempre di cartoni si tratta) e recitazione in carne ed ossa, la narrazione si perde in un bicchier d’acqua. Il racconto che comincia con il voler approfondire il rapporto padre-figlio, raccontato per altro in maniera banale e superficiale, ad un certo punto devia su un altro binario che sembra dire ai bambini: mai alterare lo status quo. Se sei un umile operaio rimarrai tale a vita e non puoi ambire ad altro. Se portate i vostri figli al cinema alla fine spiegate che devono sempre puntare alle stelle.

Un’altra nota di demerito che rende “Hop” ancora più fastidioso di quello che deve essere nella versione inglese? Il nostro doppiaggio. Tremendo! Si salvano i personaggi secondari, ma i veri protagonisti non si possono ascoltare.

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