Il gioiellino: recensione

LA CRISI FINANZIARIA AL CINEMA, TRA LATTE E FALSI IN BILANCIO

Andrea Molaioli, dopo il successo de “La ragazza del lago”, torna al cinema con il suo secondo lungometraggi con un’altra storia tutta italiana, spostando l’attenzione dalle rive della periferia al cuore del potere. Sotto l’occhio critico del regista finiscono i discutibili meccanismi della finanza, mettendo in luce i fallimenti delle grandi aziende italiane. Ovviamente il riferimento al crack Parmalat dei primi anni del Millennio è inevitabile dato che si parla di latte, c’è di mezzo una squadra di calcio, ci sono conti sapientemente falsati e ci sono soprattutto i “normali” risparmiatori, vittime ignari di un meccanismo malato a monte.

La storia che Molatoli racconta è quella della LEDA, azienda affermata a livello nazionale ed internazionale, con tanto di quotazioni in borsa ed aperta verso nuovi mercati, dell’imprenditore Rastelli (Remo Girone). Il compagno di avventura di questo personaggio è il ligio Ernesto Botta (Toni Servillo), ragioniere spigoloso ed introverso, totalmente ligio alle politiche (corrette o scorrette che siano) della sua amata azienda, il loro “gioiellino”. Il problema è che presto i meccanismi si inceppano e a nulla servono gli sforzi di Botta per portare di nuovo a galla la LEDA: : falsificare i bilanci, gonfiare le vendite, chiedere appoggio a banche e politici.

Insomma come si può ben capire nella pellicola c’è tutto, almeno dal punto di vista della storia. Gli intrighi del palazzo si fondono con la crisi economica, anche se l’intento del regista non è quello di un reportage sulla disastrosa conduzione delle multinazionali italiane da parte dell’elite, ma solo quella di raccontare una storia.

Certo è che si poteva fare di più: interessante l’idea, del resto parlare contro il potere ormai in Italia è sempre un atto sovversivo; bravissimi gli attori, troviamo il meglio del cinema italiano; forse il lavoro pecca di coraggio: più cattiveria contro questi signori della finanza e della politica non sarebbe stato un male, anzi…

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