Manuale d’amore 3: recensione

GIOVANE O VECCHIO L’AMORE PER VERONESI È MALATO

Continua la saga di Manuale d’Amore, e il terzo capitolo non sembra deludere del tutto le aspettative. Diviso in tre parti il film di Veronesi affronta il tema dell’amore, ma non in maniera romantica e sdolcinata. Il regista ci parla di amori malati, tradimenti, e la normalità sembra l’unico obiettivo difficile da raggiungere in una coppia, a meno che il connubio non sia il meno credibile tra tutti.

Nel primo capitolo è presentato l’amore giovanile, vissuto da due ragazzi che in realtà sono cresciuti troppo in fretta e che si comportano da adulti. Per un attimo vivono però in pieno la loro età, senza riflettere sui doveri e su cosa sia giusto o sbagliato.

La coppia dei “giovani” è rappresentata da una super sexy Laura Chiatti, e da un enigmatico Riccardo Scamarcio che vivrà in prima persona il classico dei cliché. Infatti il suo personaggio comprende in pieno il detto “in amore vince chi fugge”, che in questo caso viene rappresentato in tutta la sua banale verità.

L’amore maturo, rappresentato da Carlo Verdone in veste di giornalista televisivo nella piena crisi di mezza età, delude un pò. Non manca il risvolto comico, e anche un po’ surreale, che prende la storia visto il protagonista, ma forse è il capitolo che trasmette meno.

A lasciare a bocca aperta invece è il terzo capitolo che vede l’ormai chiaccheratissima coppia De Niro-Bellucci.

Si è detto quasi tutto sia sulle scene che sulla storia che riguarda i due, aggiungiamo solo che sembra strano vedere un attore del calibro di Bob De Niro alle prese con una commedia all’italiana che scimmiotta Pretty Woman nel capitolo “oltre”, ma riesce ad essere la storia che ci colpisce di più perché, nonostante tutto, appare come la più normale tra le tre.

Il film tutto sommato è carino, ha al suo interno anche richiami a film del passato, forse a livello di recitazione lascia un po’ a desiderare il cupido di turno. In ogni caso, anche se con scarsa originalità, è vincente la scelta di Veronesi di non cadere nel romanticismo puro e di parlare di amori strani e un po’ malati, perché si rifanno maggiormente alla realtà e le storie possono perfino funzionare nella loro qualifica di “manuali”.

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