The ward: recensione film

CARPENTER TORNA CON POCA LUCIDITÀ A PARLARE DI TERRORE

La premessa, obbligatoria, è che gli anni 70 sono stati un’epoca davvero fertile. Poi sfortunatamente sono passati circa quarant’anni, l’evoluzione digitale, quella cattivona, non si è arrestata e il cinema ci ha regalato tante novità, mentre qualcuno ha perso il passo. Vero John Carpenter? La seconda premessa, altrettanto obbligatoria, riguarda la genesi produttiva, perché “The Ward” è un film horror dichiaratamente low budget, inserito nel palinsesto “a puntate” di Masters of horror, serie televisiva creata dal regista Mick Garris per l’emittente americana Showtime.

Quindi un progetto minore, per togliere la ruggine dagli ingranaggi del 63enne regista americano, dare una passata di straccio alla polvere depositata sulle sue spalle dopo 9 anni di silenzio e farlo tornare in sala. Il risultato è un b-movie di scarsa emotività, con atmosfere e sottofondi tanto cari al Carpenter d’annata, quanto mai poco ispirato nel suo ritorno “indipendente”, oserei dire frettoloso, quasi volesse dedicarsi ad altro e girare una pellicola come omaggio al suo glorioso passato.

1966. La storia è quella di Kristen (Amber Heard), giovane e attraente disturbata (senza spiegazioni…), che finisce in un misterioso reparto dell’ospedale psichiatrico più vicino. L’accusa è di aver dato fuoco ad una casa di cui lei non ricorda nulla, l’orrore vero, invece, sarà quello che troverà all’interno della struttura “di contenimento”.

Difetti evidenti i protagonisti anonimi e un montaggio accettato, quasi inutile ai fini di una storia di paura, da raccontare al figliolo che proprio non ne vuol saper di coricarsi. Urla, passi, buio, spaventi, terrore, sono parole chiave che definiscono uno stile all’interno di un genere, ma Carpenter, universalmente noto come uno dei Maestri del cinema di settore, fa cilecca, distratto e annoiato da un plot che forse pensava come divertissement domenicale e magari quale sfogo creativo per la sua vena di compositore musicale.

Ma niente, o davvero molto poco, si salva in questa scialba rivisitazione che più retrò non si può, dove la paura si mescola a sbadiglio e la sceneggiatura cerca di arginare le numerose falle con una raffica mitragliante di clichè dedicati allo spavento facile.

Aspettarsi qualcosina in più era lecito, convincersi che al prossimo tentativo il prode John non fallirà è legittimo.

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