Diario di una schiappa: recensione

SCACCIAPENSIERI E NOSTALGICO, EVITA STEREOTIPI SULL’INFANZIA

Ispirato al romanzo di Jeff Kinney arriva anche da noi questa pellicola sull’infanzia dalla struttura simile a ritratti di giovani generazioni-anni ’90 come “Mamma, ho perso l’aereo” e “Dennis, la minaccia”.
Greg è un ragazzo, che come molti della sua età, vuole affermarsi come il più fico della scuola. Ma il passaggio alla scuola media per lui e l’amico Rowley sarà un trauma che lo metterà a dura prova.

Fin dal primo momento in cui assistiamo alla messa in atto di un perfido scherzo fatto ai suoi danni, riusciamo a entrare in completa empatia con il piccolo Greg, interpretato dal giovane e talentuoso Zachary Gordon.
L’intera pellicola è narrata da lui con un’ironia pungente e in dei conti ardita per uno della sua età; negli eventi della sua vita quotidiana entrano elementi fantasiosi (memorabile l’episodio del formaggio ‘maledetto’) e talvolta i personaggi diventano cartoni animati.

Ma la vita di un ragazzo in scuola media è molto dura soprattutto quando ci sono di mezzo la ricerca di affermazione, compagni che ti prendono in giro e errori capaci di rompere delle amicizie. Era un compito difficile adattare per il grande schermo “Diario di una schiappa”, perché a detta dell’autore il libro non era altro che una raccolta di ‘jokes’ legate alla vita di un ragazzo.
Ma regista e sceneggiatori con l’aiuto dell’autore (in veste di produttore esecutivo) riescono a realizzare un film sull’infanzia allegro e appassionante che non fa uso di stereotipi, tranne per i personaggi più adulti.

Ottimo il cast di contorno con ragazzi professionisti e veri prodigi come la Cloe Moretz di Kick-Ass. Accompagnato da una colonna sonora come Dio comanda con brani dei Kaiser Chiefs e The Vines, “Diario di una schiappa” risulta un ritorno a un cinema nostalgico di cui –guarda caso- si sentiva un po’ la mancanza. Quel tipo di film a cui si assiste con un sorriso stampato in faccia per tutta la sua durata.

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