Source code: recensione

SI VIAGGIA NEL TEMPO E CI SI ANNOIA A CACCIA DI TERRORISTI

Cinema (ROMA) – Nel suo secondo lungometraggio come regista dopo l’apprezzato Moon, Duncan Jones dipinge un thriller fantascientifico dalle tinte chiaroscure. Source Code è il nome di una missione Top Secret che permette ad agenti scelti di rivivere in una sorta di flashback gli ultimi 8 minuti di vita di un individuo. Jake Gyllenhaal interpreta il capitano Steven Colter, catapultato direttamente dall’Afghanistan in questo progetto e chiamato a rivivere gli ultimi istanti di esistenza di un uomo presente sul treno fatto esplodere fuori Chicago da un gruppo di terroristi. Mancano soltanto poche ore prima che un’altra esplosione generi il panico nella città americana e Colter deve trovare in quei pochi minuti i colpevoli.

Imprigionato in una sorta di navicella dalla quale viene catapultato nei suoi viaggi spazi temporali il militare ha come unico punto di riferimento un agente di contatto con cui comunicare attraverso un monitor. Un viso estraneo, quello della brava Vera Farming, decisamente sprecata per questo ruolo, con il quale inizia un percorso a ritroso per ricordare come sia finito li.

Al sempre affascinante tema del viaggio nel tempo Duncan affianca la paura più recondita nelle menti del popolo americano, quella di nuovi attentati. Il mix però non produce gli effetti sperati e nel susseguirsi di flashback che ci riportano sul treno prima dell’esplosione si rischia ripetutamente di sbadigliare. Gyllenhaal prova ad atteggiarsi da cazzuto agente federale, ma il suo faccino innocente lo rende poco credibile. Cerca i colpevoli, fa a cazzotti, si innamora della donna che viaggia nel treno con il suo alter ego e alla fine si convince che solo lui è in grado di salvare le innocenti vite in pericolo.

Più intriganti gli spunti e gli interrogativi che il film, in pieno stile sci-fi lascia aperti e irrisolti su vita dopo la morte e possibili mondi paralleli. Ma è veramente possibile modificare il futuro influendo sul passato? Forse allora bisognerebbe tornare indietro e convincere il buon Duncan a rivedere il suo lavoro…

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Onnivoro cinematografico e televisivo, imdb come vangelo e la regia come alta aspirazione.
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