Viridiana: retro-recensione di un capolavoro

PIETRA MILIARE DEL CINEMA: VORREMMO PIU’ FILM DI QUESTO CALIBRO

È difficile scrivere di un’opera di un maestro come Luis Buñuel: a distanza di anni si tratta ancora di lavori difficili da interpretare e che vanno assaporati come un buon vino e al tempo stesso ‘vissuti’, ma di cui risulta più facile parlare a voce che per iscritto. Questo perché finita la visione (ma anche diversi giorni dopo) hai voglia di parlare di quel film, vuoi far uscire il tuo ‘flusso di coscienza’al riguardo, scatenando un torrente di parole che per il 95 % non ha senso, ma che perlomeno ha un 5 % di attendibilità. Se ognuno infatti puo’ dare la sua interpretazione –affidabile o meno- su un film di Buñuel, resta certo il fatto che il regista spagnolo è sempre profondamente critico nei confronti di determinate classi sociali.

Questo è soprattutto il caso di “Viridiana”, liberamente ispirato a un romanzo di Benito Pérez Galdos: una ragazza abbandona i propri panni di suora, una volta scoperto un cambiamento interiore dovuto alle ‘avances’ dello zio incestuoso, ma decide di continuare la missione evangelica a livello personale aiutando le persone più disagiate a trovare un ‘posto nel mondo’.

Questa in succo la trama del film su cui si incrociano i destini di vari personaggi, ognuno più ingrato dell’altro. Anche la protagonista, ingenua ragazza considerata una ‘santa’ nasconde un animo ambiguo, tutt’altro che di ascendenza divina. Ma Buñuel qui sembra prendersela letteralmente con tutte le classi sociali, dagli ecclesiasti ai borghesi e non risparmia nemmeno i poveri, nella scena finale che rappresenta l’apice del film.

I momenti memorabili sono offerti dai duetti tra la protagonista e lo zio, interpretato dall’attore-feticcio Fernando Rey, qui come al solito viscido e deliziosamente tirannico. Da inserire di diritto nelle sequenze da ‘storia del cinema’ anche il fantastico montaggio alternato tra l’Ave Maria pronunciata dalla protagonista e le azioni di lavoro quotidiano –che crea un notevole senso di disagio nello spettatore- e la sequenza della cena dei poveri con un’iconografia che rimanda all’Ultima Cena di Da Vinci. Belle anche le scelte musicali, compreso il tema del film, il famoso “Messia” di Haendel, che chiunque avrà sentito almeno una volta in vita sua.

Il cinema di Buñuel offre ancora un notevole impatto sullo spettatore: sogni a occhi aperti che ci avvicinano ad argomenti che spesso tralasciamo. Dire poi che non sono film invecchiati male è un eufemismo. Il mio consiglio è ovviamente di recuperare tutta la filmografia di questo Lynch ante litteram che ancora oggi fa discutere. E diffidate sempre di chi lo considera un maestro ‘minore’.

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