Recensione pirati dei caraibi: oltre i confini del mare

IL RITORNO DI SPARROW LASCIA DUBBIOSI SULL’OPERAZIONE COMMERCIALE

La combinazione al superenalotto dei pirati è una scienza nominale: Jack Sparrow, Capitan Barbossa, Hans Zimmer e Gore Verbinski. Nella saga caraibica il cocktail ha funzionato alla grande nei primi tre capitoli, al punto tale che proseguire sulla falsa riga, come una sorta di proseguio e reinizio, lasciava perplessi molti addetti ai lavori, me compreso, una volta saputa la scelta di continuare a solcare i mari di fine settecento.

Le scorribande del pirata Depp alla rincorsa della Perla Nera, contornate dalla storia d’amore a lungo termine tra Orlando Bloom e Keira Knightley e dagli intrecci fantasy per cui vita e aldilà si fondono ai confini del mondo, sono state una vera delizia per il palato cinematografico degli anni 2000, duellando alla pari con Gandalf e soci. “Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare” si innesta nel corso della storia subito dopo la fine della trilogia primordiale, seguendo esclusivamente le gesta di Sparrow e puntando ogni fiches sulla ricerca di qualcosa di speciale, in questo caso la fonte della giovinezza, occultata a dovere.

Stravolgendo i fattori però, il risultato cambia tutto, a partire da regia e scelte narrative, al punto che anche gli sceneggiatori storici, Tedd Elliott e Terry Rossio, si sono smarriti lungo il sentiero di liane e location esotiche che, seppur suggestive, si allontano irreparabilmente dagli scontri oceanici tra navi da guerra, arrembaggi, polvere da sparo, duelli spada alla mano e ruggito dei cannoni, caratteristiche fondamentali dei primi tre episodi.

Proseguire un racconto senza apportare alcun cambiamento, senza aggiungere adrenalina o alcunché di diverso, ma sperando che il nome attiri senza troppe domande è una tattica sbagliata in partenza. Un po’ come per la Ferrari delle ultime stagioni, e, sebbene casa Disney abbia provato a decentrare il racconto inserendo pseudo approfondimenti su religione, misticismo e culti pagani, chiaramente visti dal lato ironico, nel mix tra sacro e profano, tra storia e fantasia, zombie e navi viventi mal si sposano con le armate spagnole in guerra contro i galeoni di sua maestà d’Inghilterra.

L’adornato Depp, catapultato in isole sperdute, si trova costretto a fare da mozzo sulla nave di Barbanera a causa di un antico legame con l’ispanica figlia Angelica-Penelope Cruz, salvo poi patteggiare la sua conoscenza marinaresca in cambio della libertà, tra sirene e riti voodoo, moralità e amoralità, nemici contro amici, amici come nemici, tutti contro tutti, Barbossa pirata redento a corsaro, profezie da parco giochi e intrattenimento ludico, in cui solo la pomposa colonna sonora risveglia da torpori millenari.

Insomma, un frullatone per famiglie che cercherà di sterminare la concorrenza d’incassi a suon di avventure e sberleffi, senza riuscire a dare risposta all’arcaico quesito cui invece noi siamo arrivati: non era meglio creare da capo una trilogia originale? Su la banda pirata, in alto il calice di rhum, tanto sai già che la risposta sarà positiva. Entiendes?

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