5 (cinque): recensione

COME SI DICE: TANTO FUMO, TANTA “GNOCCA”, MA POCO O NULLA DI SOSTANZIOSO

Buio in sala. Voce fuori campo. Qualche immagine confusa di un carcere. Pensi che stai vedendo “Cella 211”, madopo qualche fotogramma ti accorgi di trovarti dentro “The Sleepers”, con inquadrature volutamente sporcate alla “The Shield. L’eccitazione sale: finalmente un film italiano diverso, nuovo, innovativo per le nostre sale! Terminano i primi 5 minuti. Ti ritrovi davanti una brutta copia di “Romanzo criminale”, opera che bisognerebbe vietare a tutti i registi esordienti.

Ecco la descrizione di “5 (Cinque)” di Francesco Dominedò, una pellicola che tiene lo spettatore incollato allo schermo nell’introduzione (stupenda!), ma che va scemando in un’accozzaglia di generi, stili e subplot che rendono il lavoro solo confuso e pasticciato. Si tratta comunque di un’opera prima e quindi non si può (e non si vuole) essere troppo severi nel giudizio finale. Infatti il regista e gli sceneggiatori hanno voluto inserire troppe cose nel loro film: troppe mafie (coreana, russa, spagnola e romana), troppa malavita (spaccio, rapina e addirittura armi radioattive), troppi personaggi poco delineati, troppo sesso gratuito, insomma: troppo!Si poteva tranquillamente lavorare su una storia più semplice e, considerato l’ottimo inizio, sarebbe stato un buon lavoro. Si potrebbe contestare il tutto adducendo come motivazione che il film è tratto anche da fatti realmente accaduti; ma questo conferma che non tutte le storie sono fatte per essere trasferite sul grande schermo, a meno che non subiscano un drastico riadattamento.

Nel cast figurano Stefano Sammarco, Cristian Marazziti, Rolando Ravello, Alessandro Borghi, Lidia Vitale, Massimo Bonetti, Giorgia Wurth, Angelo Orlando, Francesco Arca, Francesco Venditti, Claudia Zanella, Giada De Black, tutti personaggi più o meno conosciuti nel panorama televisivo italiano e quindi è lodevole il fatto che abbiano accettato di lavorare in un film low budget (segno che fore qualcosa sta cambiano nel nostro cinema, meno divi e più formichine!). Uno dei problemi principali del film, oltre alla stucchevole voce fuori campo, è che i 5 protagonisti sono tutti troppo stilizzati e parodistici: il drogato, l’ingenuo, il buon amico, il figone e l’amico fedele. Non riescono ad avere una psicologia complessa e l’interessa verso di loro diminuisce minuto dopo minuto, dato che le loro azioni sono incomprensibili. Del resto ci si chiede perché dei “pezzenti” dopo aver avuto la fortuna di trovare 5 milioni di euro con una sola rapina debbano continuare a pensare di incassare altri denari. Ammettiamolo: un milione di euro bastano per tutta la vita alla gente “comune”.

Rimane in bocca l’amaro per quei primi minuti di film: quelli sì che sono grande cinema, tutto il resto è… Noia!

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