I guardiani del destino: recensione

UNA DIVERTENTE COMMEDIA TRA DESTINO E LIBERO ARBITRIO

I GUARDIANI DEL DESTINO – David Norris (Matt Damon) sta per vincere l’elezione per la carica di Senatore degli Stati Uniti nello stato di New York, ma una “paparazzata” gli fa perdere credibilità e quindi anche il verdetto delle urne è per lui sfavorevole. Quella stessa notte incontra la ballerina Elise Sellas (Emily Blunt), la donna dei suoi sogni, ma scopre che forse oscure (tra il divino e l’FBI) cercano di tenerli lontani. Questa la trama striminzita, giusto per non anticipare nulla, dell’intelligente commedia che il regista George Nolfi, al secolo sceneggiatore di “Ocean’s Twelve”e “The Bourne Ultimatim”, propone agli spettatori per la sua prima volta dietro la macchina da presa.

Liberamente tratto dal racconto di Philip K. Dick “Squadra riparazioni”, dell’anno 1964, “I guardiani del destino” è un film piacevole, divertente e con qualche spunto di riflessione su grandi temi come la religione, il libero arbitrio dell’uomo e l’infallibilità del destino. Attraverso una sceneggiatura brillante, con qualche piccola pecche nel finale, Nolfe ci mostra una realtà governata da Osservatori speciali, determinati e sicuri, che sembrano lavorare per l’FBI, sotto il rigoroso controllo di un misterioso Presidente, che non compare mai e si lascia allo spettatore la scelta se si tratta di Dio o di qualche entità aliena, ma mortale.

La fantascienza ritrova nuova linfa, mostrando il suo lato più divertente e godibile. In effetti le uniche pecche del lavoro sono l’eccessiva lunghezza e un po’ di banalità alla fine: un po’ di cattiveria in più non avrebbe rovinato il film, anzi forse lo avrebbe trasformato in un cult!

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