Harry potter e il principe mezzosangue: recensione

DOVEVA ESSERE IL CAPITOLO PIÙ CUPO, È QUELLO PIÙ NOIOSO

Con “Harry Potter e il principe mezzosangue” entra in cabina di regia David Yates, per il sesto film tratto dai magici libri di J.K. Rowlings. Le attese erano tutte per questo nuovo capitolo, che dalle pagine doveva cercare di rendere un’atmosfera più dark, e doveva regalare dei protagonisti più maturi e tormentati, meno bambini e più “uomini”.

La scelta (sbagliata!) della compagnia Potter è quella di concentrarsi solo sui tormenti amorosi di Harry, Ron ed Hermione, relegando solo sullo sfondo e a qualche accenno qua e là il vero perno dell’azione: l’eterna lotta tra il bene e il male. Con Lord Voldemort che ha finalmente fatto la sua apparizione in carne e ossa in “Harry Potter e l’ordine della fenice”, il sesto film della saga doveva essere, come è il romanzo, cupo, lugubre, tenebroso, ma il risultato finale è una narrazione noiosa, terribilmente noiosa.

Nella sceneggiatura non regge nulla. I protagonisti si comportano in modo assurdo. La scelta di concentrarsi sull’amore poteva essere interessante, purtroppo escludere il sesso, dalla mente di ragazzini di 17 anni, è una scelta totalmente sbagliata. Come si può accettare, dopo aver visto nel telefilm “Skins” quanto siano libertini gli inglesi, che i nostri Ron e Harry si dedichino all’ars amandi solo attraverso dei casti bacini a stampo? Certo è una pellicola per ragazzi e forse il sesso è un po’ difficile da inserire, ma allora per non annoiare lo spettatore era meglio inserire qualche duello in più, qualche cosa che per un attimo attiri lo sguardo verso lo schermo.

Da salvare in questo film solo l’inizio, con panoramiche sulla città di Londra e il mondo dei babbani che però non giustificano gli altri 150 minuti di narrazione.

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