Hail: recensione film venezia 68

VITA QUOTIDIANA DI UN CARCERATO…PER STOMACI FORTI

Presentato nella sezione Orizzonti, l’australiano “Hail” racconta la storia di un vecchio criminale appena uscito di prigione e la sua difficoltà a trovare un lavoro. La sua vita scorre tutto sommato lineare finché un dramma non lo spinge a cercare vendetta e a trovare quegli istinti omicidi che si era lasciato dietro di sé.

Ancora violenza al festival in questo dramma alla “Wrestler” che presenta la vita di un criminale di periferia, vecchio, ma ancora in forma e soprattutto spinto da un incredibile sete di sangue. Nella prima ora lo vediamo intento a cercare un lavoro e l’idea di scrivere un curriculum da far vedere ai suoi eventuali capi lo terrorizza non poco. Poi dopo la tragedia assistiamo a un mix di video-arte e cinema pulp utile a rappresentare lo scoppio emotivo di questo insolito protagonista.

Suoni lancinanti e immagini tremanti servono a rappresentare il dolore più profondo: momenti angoscianti, in cui lo spettatore prova un senso di disagio, ma ha anche la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di Nuovo. Seguono scene di una violenza indicibile e momenti di calma, commentati da canzoni ‘country’ che solo in parte ristabiliscono un contatto con i momenti felici del passato.

“Hail” di Amiel Courtin Wilson è la testimonianza dopo “Animal Kingdom” che il cinema australiano è in notevole forma, ma ci vogliono stomaci forti per affrontarlo.

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