quando la notte – recensione

DIRETTAMENTE DA VENEZIA, DUBBI TUTTI ITALIANI PER il FILM DELLA COMENCINI

Una donna e suo figlio di due anni, un mese da passare in un paesino di montagna, la difficoltà di essere madre. In più l’incontro con il burbero padrone di casa, con molti problemi irrisolti alle spalle che gli comportano un odio nei confronti delle donne, in particolare delle madri.

Non c’è molto da dire su questo film che voleva essere un viaggio metaforico, e non, nei rapporti familiari e di relazione tra una madre, interpretata da Claudia Pandolfi, che non si sente all’altezza del suo compito e che passa dall’odio all’amore per il suo bambino, tanto da non riuscire in un primo momento neanche a chiamarlo per nome. In questo enorme conflitto interione avviene l’incontro provvidenziale con il padrone di casa, Filippo Timi, guida turistica in montagna che si rispecchia nel bambino e rivede in questa donna la madre che lo ha abbandonato da piccolo.

A deludere di “Quando la notte”, non è tanto la trama che può piacere o non piacere, in sala a Venezia è stato accolto da numerosi fischi e assenza quasi totale di applausi da parte dei giornalisti, ma la sceneggiatura che suscita qualche perplessità e la scelta poco comprensibile di alcune scene.

Lo strano succedersi di momenti che hanno l’ambizione di voler essere romantici o drammatici, si scontra con un suscitare risate pari ad un film comico, e tutto questo fa uscire dalla sala con un enorme punto interrogativo.

In poche parole una grande delusione.

Ora il film sta per uscire in sala anticipato da numerose polemiche riguardo il divieto ai minori di quattordici anni, forse è eccessivo è vero, ma non cambierà di certo loro la vita, anzi.

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