The eagle: recensione

TANTO, TROPPO MATERIALE PER UN RISULTATO CONFUSO

Gli anglo-americani da un paio di anni sono letteralmente ossessionati dall’impero romano. Non a caso vengono prodotti film, serie tv, romanzi, documentari che hanno come sfondo il mondo romano. Non fa eccezione “The Eagle” diretto da Kevin Macdonald con il palestrato Channing Tatum e l’ex ballerino Jamie Bell. La pellicola infatti non ha pretese, ma solo il desiderio di rievocare una storiella di uomini (non c’è nemmeno una donna in tutto il film!), senza nemmeno essere troppo fedeli alla verità storica.

Nel 140 a.c., vent’anni dopo l’inspiegabile scomparsa della Nona legione nelle montagne scozzesi, il giovane centurione Marcus Aquila arriva in Britannia da Roma per risolvere il mistero e ripristinare la reputazione di suo padre. Accompagnato solamente dal sua schiavo britannico Esca, Marcus attraversa il muro di Adriano nelle sconosciute highland della Caledonia, per confrontare la sua selvaggia popolazione, fare pace con la memoria di suo padre e riprendere il perduto emblema d’oro, l’Aquila della Nona legione.

Il lavoro è tutto interamente giocato sull’ambigua amicizia tra Marcus ed Esca, padrone e schiavo, alla ricerca di questo speciale vello d’oro, che li porta a vivere avventure in una terra barbara, con popolazioni che hanno l’aspetto degli indiani d’America. Il difetto principale e che fa reagire lo spettatore in modo negativo è proprio il fatto che sembra si stia assistendo ad una serie sconfinata di pellicole incollate una di fianco all’altra: ci sono il Robin Hood e il Gladiatore di scottiana memoria, ci sono vari riferimenti all’Achille di bradpittiana memoria, ma non mancano nemmeno i kolossal degli anni d’oro di Hollywood sul Tevere. Quello che manca è invece un bel bacio appassionato e un po’ di sano sesso (si è mai visto un film sui romani senza sesso?) tra Tatum e Bell. E sì, perché i due attori per tutto il film si lanciano sguardi di virile omosessualità, e questo cameratismo militare trasformato in una storiella d’amore avrebbe evitato gli sbadigli della sala; il regista ha però voluto giustificare il tutto con la solita solfa dei valori di lealtà, fedeltà, onore. Evitabile!

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