Venezia 2011: prÉsumÉ coupable – recensione

IL PIÙ GRANDE SCANDALO GIUDIZIARIO FRANCESE DEL DOPOGUERRA

Quando si pensa alla Francia e agli scandali giudiziari, la prima cosa che viene in mente è il celeberrimo Affaire Dreyfus e all’articolo di Zola, il glorioso “J’accuse”. Tutto questo non c’entra nulla con il film “Présumé coupable”, anche se dai più questo caso giudiziario, che ha sconvolto il paese d’oltralpe all’inizio degli anni 2000, è stato paragonato all’illustre predecessore ottocentesco. Con questo film, presentato al Festival di Venezia 2011 nella sezione “Giornate degli Autori”, Vincent Garenq porta sul grande schermo la vicenda di Alain Marécaux e sua moglie Edith, accusati ingiustamente di aver compiutio abusi sui minori. La pellicola è un pugno nello stomaco, dato che viene messo a nudo con occhio realista il corrotto sistema giudiziario e la ottusaggine di certi comportamenti troppo ligi alla legge. La forza principale del film è proprio il fatto di essere una storia reale, anche perché il materiale per realizzare “Prèsumé coupable” è tratto dai diari che lo stesso Marécauz ha scritto durante i quasi tre anni di ingiusta prigionia. Da una situazione di pace familiare, una vita perfetta, la narrazione procede veloce a descrivere la discesa all’inferi di un uomo che lotta fino alla fine per ribadire la propria innocente e vincere contro tutto e tutti. Messo in croce da politica, stampa e giustizia, alla fine l’uomo avrà la sua vendetta, che si concretizza nel ritorno alla normalità. Il genere carceraio in questi ultimi anni ha ritrovato nuova forza, soprattutto in Europa. In fin dei conti anche il lavoro di Garenq si può inscrivere in questa tipologia di narrazione, anche se la crudezza delle immagini di “Cella 211” o de “Il profeta” è attenuata dalle fasi del processo e dai vari interrogatori, alcuni al limite del comico per l’assurdità di come sono stati condotti da pubblici ministeri incompetenti, subiti dall’uomo. Difficilmente questa pellicola vedrò la luce sul grande schermo in Italia, il che è davvero un peccato (streaming!) perché si tratta di un lavoro di buona fattura.

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