Venezia 2011: tao jie (a simple life) – recensione

LA STORIA È SEMPLICE, MA DECISAMENTE COINVOLGENTE

Non c’è bisogno di effetti speciali o di chissà quale grande concept per realizzare un buon film: basta una storia semplice, dei personaggi ben scritti, una regia pacata ed il gioco è fatto. “Tao Jie (A simple life) è proprio una pellicola del genere, una pellicola che si potrebbe definire “educata”, nel senso che riesce ad imporsi all’attenzione dell’interlocutore in maniera quieta, senza alzare la voce, senza dover strafare, senza dover indossare inutile bigiotteria per abbellirsi.

La regista cinese Ann Hui si ispira a fatti realmente accaduti per raccontare il rapporto di amicizia tra un produttore cinematografico sulla cinquantina (Andy Lau) e la domestica Ah Tao, che ha servito ben quattro generazioni della sua famiglia. Il film ha come tema centrale la famiglia, che ancora una volta è tale pur non essendoci un vero e proprio legame di sangue. I due protagonisti infatti sono inseparabili e hanno un rapporto quasi morboso, l’uno che aiuta l’altro a vivere e sopravvivere nella società moderna. La donna non è la madre, ma con il suo amore ha cresciuto questo ragazzo, che le dimostra la sua gratitudine proprio nel momento del bisogno, cioè quando la donna, a causa di un infarto, dovrà abbandonare il suo lavoro da governante per andare in una casa per anziani.

In fin dei conti, “A simple life” è uno di quei film dove non accade nulla: nessun colpo di scena stupefacente. Tutto è molto lineare ed ordinato e la vera forza della pellicola sono i personaggi: talmente ben caratterizzati da far scorrere veloce i 117 minuti di frame by frame. C’è da dire che intelligentemente la regista ha affidato ad Andy Lau, uno dei migliori attori esistenti, il ruolo di protagonista, che veste perfettamente i panni del ragazzino diventato uomo, che rispetta e ama questa donna più di sua madre, con la quale non ha alcun tipo di rapporto.

Il cinema cinese è un’industria veramente viva, che regala al mondo prodotti sempre di buona fattura e non è un caso che, negli ultimi anni, anche i distributori italiani se ne siano accorti (vedi l’uscita in sala in queste settimane di “Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma”, sempre con Andy Lau). C’è da sperare che anche questo lavoro arrivi presto nelle nostre sale, perché ne vale davvero la pena: soprattutto nei momenti meta-cinematografici, in cui la regista prende bonariamente in giro tutta l’industria del cinema dai produttori agli spettatori.

Infine una curiosità sulla pellicola? La partecipazione del regista Tsui Hark, che interpreta se stesso.

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