Bar sport: recensione film

BENE FINOCCHIARO, SAVINO E LA COLONNA SONORA, MANCA PERO’ LA RISATA

Non è la prima volta che un film tratto da un libro delude le platee, ma per “Bar  Sport” la l’amarezza è maggiore perché sarebbe bastato veramente poco per renderlo una commedia esilarante e piacevole. Il film tratto dall’omonima raccolta di racconti di Stefano Benni non convince. Non è semplice realizzare una pellicola da un romanzo, figuriamoci da una serie di racconti, e se poi il libro in questione è stato molto apprezzato dai lettori allora la scommessa non è delle più semplici, però sembra proprio che manchi qualcosa durante la visione.

Le aspettative erano molte, ma una serie di motivazioni hanno reso il risultato poco convincente e dispiace perché come progetto aveva delle potenzialità notevoli, a partire dal cast. Gli attori sono tutti molto bravi, comici e attori affermati, dal protagonista Battiston, a Bisio, passando per Catania, la Savino ed un’eccezionale Finocchiaro, a mio parere la migliore  interpretazione e tra le poche a far nascere qualche sorriso durante la storia.

A mancare però è stato quello che dovrebbe essere alla base di una commedia, la risata. Sarà stata forse un’eccessiva riverenza nei confronti del libro che non ha fatto osare più di tanto nella sceneggiatura e nella regia, più volte nelle interviste si è letto o sentito che volevano che il film fosse fedele al romanzo a tutti i costi, ma probabilmente c’è stato qualcosa che è andato storto.

Bar sport aveva tutte le carte in regola per essere una gran bella commedia all’italiana d’altri tempi, invece purtroppo “manca di sale”, e i riferimenti alla provincia anni 70, la caratterizzazione dei personaggi, la vita di paese e di bar, non riescono ad essere rappresentati come avrebbero meritato.

Forse voleva essere un omaggio anche a pellicole precedenti come “I Vitelloni” o “Amici miei”, ma non è stato centrato l’obiettivo. Altro elemento che non convince è l’animazione, deviante ai fini della narrazione, e non sembra esserci né una trama coerente né un messaggio finale che indichino  o aiutino a comprendere l’obiettivo del racconto.

L’elemento più bello di tutto il film, fatta eccezione per la Finocchiaro e la Savino, è la colonna sonora. Riferimenti a musiche del passato e del presente accompagnano piacevolmente la visione, purtroppo non basta, ed è veramente un peccato.

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