Midnight in paris: recensione film

APPASSIONANTE LETTERA D’AMORE ALLA MAGICA VILLE LUMIERE

Dopo alcuni titoli di qualità alterna, Woody Allen torna in gran forma con un titolo che potrebbe segnare l’inizio di una seconda –o terza- giovinezza.

Gil Pender (Owen Wilson, particolarmente in forma) è un ex-sceneggiatore in vacanza a Parigi in attesa del suo matrimonio con la bella Ines e, oltretutto alla disperata ricerca di qualcuno che gli pubblichi il primo romanzo. Un giorno passeggiando per la capitale francese si trova catapultato come per magia negli anni ’20, da lui considerati l’Età d’Oro della cultura occidentale per eccellenza, e si trova circondato da alcuni dei suoi idoli letterari come Hemingway, Fitzgerald e T.S Eliot. Ma nel frattempo fa anche la conoscenza della radiosa Adriane e comincia a dubitare dei sentimenti che prova per la sua futura moglie.

Tutto è magico in questa fatica del mitico regista newyorkese, scelta come Film d’Apertura all’ultimo festival di Cannes: bastano a testimoniarlo i primi 5 minuti in cui viene contemplata Parigi in tutta la sua bellezza, al sole e con la pioggia, nei suoi boulevard più affollati e nelle piccole deliziose ‘rue’ difficili da scovare perfino per un parigino DOC, il tutto accompagnato dagli arpeggi jazz di Sydney Bechet. Poi inizia la storia e se all’inizio riesci a sorridere appena, è dalla seconda parte che inizi a ridere di cuore. Perché è Questo il maggiore pregio di “Midnight in Paris”: la presenza di un cuore i cui battiti scandiscono il ritmo della pellicola. Il cuore di Gil, nostalgico per eccellenza, che attraverso i suoi sogni ad occhi aperti riesce a capire qualcosa di più di se stesso e dell’esistenza. Poi bisogna sempre tornare alla realtà. Ma non c’è miglior luogo per risvegliarsi che Parigi.


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