Anche se È amore non si vede: recensione

I DUE COMICI DI ZELIG COINVOLGONO CON ARGUZIA E DELICATA IRONIA

Ficarra e Picone tornano sul grande schermo con una nuova commedia imperniata sul delicato e caldo tema dell’amore. E anche stavolta i due comici palermitani non deludono, riuscendo ad ampliare la scena coinvolgendo anche altri personaggi. Salvo e Valentino hanno messo in piedi una piccola ditta: sono due guide turistiche con tanto di pullman double decker, impegnati a trasportare (forse è meglio dire sballottare) turisti stranieri in giro per Torino.

Lontani dunque dalla loro amata Trinacria, anche qui incidono sulla celluloide il marchio di fabbrica del duo dai caratteri contrapposti: Salvo il “fimminaru”, sfacciato e pronto a tutto pur di piacere ad una donna, esige che nel curriculum dell’aiuto guida che loro assumono sul loro bus ci siano le voci: donna e rigorosamente single. Valentino invece è uno stucchevole fidanzato perfetto: per essere precisi da 8 anni e 4 mesi sta insieme a Gisella, una “satura” Ambra Angiolini, alla quale Valentino dona letteralmente il suo cuore. Tutto nasce quando è proprio Gisella, sfinita dalle ossessive e smielate attenzioni di Valentino, a chiedere a Salvo di riferire all’ingenuo amico d’infanzia le sue intenzioni di lasciarlo.

S’innescherà una pericolosa miccia pronta ad esplodere in un grande, immenso misunderstanding che coinvolge sulla scena quasi tutto il resto del cast, giocando proprio sul tema caro alla classica e latina commedia degli equivoci. E, si sa, quando le parole “equivoco” e “amore” entrano in collisione, viene sbrogliata, è il caso di dirlo, una matassa che sembra non avere fine. A fare da contorno alla scena, interagiscono Diane Fleri (Sonia l’amica segretamente innamorata di Salvo) e Sascha Zacharias (Natasha la guida ingenua e “pazza” per l’Africa); ma anche l’irascibile fidanzato americano di Sonia e gli amici del carling di Salvo e Valentino.

Si da luogo volutamente a situazioni paradossali e a stereotipi, specie nella contrapposizione Italia-America, che riescono a non stonare durante la visione. Una commedia sempre viva, mai noiosa, che lascia allo spettatore che esce dalla sala un lieve sorriso, 96 minuti di certo godibili, sicuramente non i migliori in assoluto di Ficarra e Picone (Il 7 e l’8 come intreccio ed originalità rimane il loro lavoro migliore), ma soprattutto la consapevolezza che in Italia, nelle trasposizioni da un palcoscenico come quello di Zelig al grande schermo, sono gli unici comici a tener testa all’intera durata della pellicola.

ALESSANDRO BAGNATI 

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