Anonymous: recensione film emmerich

LA STORIA DI SHAKESPEARE SE FOSSE STATO UN IMPOSTORE…

Roland Emmerich si mette dietro la macchina da presa e decide di raccontare un storia del XVI secolo, lasciando da parte per una volta gli effetti speciali, fatte di mostri e catastrofi naturali. Dopo “2012”, il regista ritorna nella sale con “Anonymous” in cui cerca di dare una nuova visione della storia sulla figura del drammaturgo più celebre di tutti i tempi, ovvero William Shakepspeare.

Il regista riporta a galla una antica teoria della letteratura del XX secolo, che vorrebbe che dietro il nome di Shakespeare, un semplice ed ignorante attore di teatro, ci fosse un ricco e nobiluomo della corte di Elisabetta I, cioè Edward de Vere, conte di Oxford. Partendo da questa suggestione, Emmerich ci accompagna all’interno della corte di Elisabetta tra intrighi e leggende di corte, che ricordano molto da vicino fil di successo come “Shakespeare in love” e i vari film sulla regina Elisabetta con protagonista la splendida Cate Blanchett. Con “Anonymous” si scopre un’alternativa alla storia che tutti sanno di William Shakespeare, una sorta di inganno che si sta protraendo ormai da secoli e che forse non sarà mai totalmente svelato e chiarito dalla storia.

Edward de Vere, conte di Oxford, era un poeta e un drammaturgo affermato alla corte della regina Elisabetta nell’Inghilterra del XVI secolo. Alcune teorie letterarie del XX secolo ritengono che sia lui in realtà l’autore dei lavori attribuiti a William Shakespeare. La pellicola, nonostante duri parecchio, oltre 130 minuti, scorre piacevole e senza troppi intoppi, grazie ad un’ottima sceneggiatura e alla bravura di tutti gli attori protagonisti scelti dal regista.  

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