Immortals: recensione film

TRUCE, BANALE E POCO COINVOLGENTE: IMMORTALS FA CILECCA

L’antica Grecia è un enorme teatro di posa, dove umani e dei si scontrano per il potere supremo. Che non è l’immortalità, ma il comando sul pianeta Terra. Non è fantascienza, non è peplum, ma un adattamento ad inchiostro su schermo di “Immortals”, ultimo prodotto cinematografico di chiara ispirazione fumettistica. Come per “300” non c’è pace senza guerra, non c’è guerra senza pace, in un eterno ciclo di vendetta e onore che fanno da cornice a questo racconto mitologico dal sapore milleriano.

Il truce Re di Heraklion Hyperione con fattezze di Mickey Rourke vuole scatenare una guerra tra dei, liberando i titani imprigionati e dominando il mondo allora conosciuto. Un uomo solo, un bastardo “di razza” come Teseo proverà a fermarlo, issandosi a capo degli Achei, ultimi difensori del bene comune. Tarsem Singh ci riprova, usa tutta la sua visionarietà creativa cambiando colori di fondo e pastellando la pellicola con,sfumature ultra dark; mare, cielo e terra dosati su toni di grigio e marrone, mentre il sangue che ribolle nelle vene fa da filo conduttore ad una storia esile esile. Prendendo solo spunto da una mitologia inestinguibile, regia e sceneggiatura producono un film pittoresco e cruento, un storia surreale che è al contempo un colosso feroce in cui il moralismo da due spicci proclamato da John Hurt stona  nello storyboard da battaglia come Arisa mentre canta Aretha Franklyn.

Scenografie digitali a parte, l’intrattenimento non manca, ma ciò che lascia sconcertati è l’estrema disinvoltura con cui la produzione tenta di adattare un racconto antico ad un epoca moderna, fatta di pensieri, meccanismi e azioni che lascerebbero esterrefatti i poveri achei di un tempo. Eppure l’unico scopo dell’intera opera fant’apocalittica non è il gore degli omicidi strazianti, non è la resurrezione del bene, non è l’eroismo emancipato. La via da perseguire è il puro atto di forza, il combattimento visto come momento di catarsi tra un bene ignoto e un male incurabile. L’unico divertimento è vivere con giustizia declamano dal Monte Tartaro con eccesso di noiosa compiacenza, mentre i barbari affossano un patrimonio comune fatto di gesti, mestieri, arti e sentimenti. Darwin gongolerebbe vedendo Singh dirigere: solo i più forti (personaggi) sopravvivono, tutto il resto è noia…figuriamoci per l’eternità. 

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