Intouchables: recensione

IL FILM EVENTO IN TERRA DI FRANCIA NON CONVINCE APPIENO

Non è un remake del famoso film di De Palma: Intouchables è la commedia francese evento dell’anno, il film che ha spodestato dal podio della classifica dell’anno pesi massimi come l’ultimo Harry PotterNiente da dichiarare di Dany Boon. Il film dei registi Eric Toledano e Olivier Nakache, ispirato a fatti realmente accaduti e al documentario À la vie, à la mort , tratta la storia di Driss, un ragazzo della banlieue che per guadagnare qualche soldo decide di farsi ingaggiare come tutore di Philippe, un aristocratico costretto in sedia a rotelle dopo un incidente di parapendio. Tra i due si formerà un legame molto forte che spingerà entrambi a una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie capacità.

Con più di 13 milioni di presenze -vale a dire più di 100 milioni di euro d’incasso- Intouchables ha sorpreso tutti, riuscendo a essere al primo posto del botteghino per più settimane nonostante l’arrivo dei temibili Il gatto con gli stivali e Hollywoo, altra commedia francese questa volta con il mito nazionale Jamel Debbouze. Dire che è il film più chiacchierato del momento è decisamente poco. E visto che un remake americano è già in cantiere forse si puo’ parlare di vero e proprio caso, visto che la pellicola dei due registi esordienti era nata come ‘piccolo’ film. Ma a conti fatti – e in attesa di un’eventuale distribuzione italiana – merita? Si e no.

A livello di recitazione, è stato fatto un lavoro da applausi. Gli appassionati di cinema francese ricorderanno il veterano François Cluzet in classici come ’Round Midnight di Bertrand Tavernier o in recenti successi come Les petits mouchoirs di Guillaume Canet: un attore di classe che riesce a tenere la scena come un Daniel Auteuil, giusto per citare un attore francese noto più o meno a tutti.

Ma la rivelazione del film è il giovane Omar Sy, un concentrato di simpatia che riesce a far scoppiare più di una risata soprattutto nella prima mezz’ora: i suoi tentativi di fare l’infermiere sono assolutamente esilaranti, specie quando si tratta di portare al bagno o dar da mangiare al personaggio di Philippe, immobilizzato dal collo in giù. La scena in cui Sy ‘testa’ la sensibilità delle gambe del suo capo è probabilmente la più divertente del film. Purtroppo dopo la prima metà si capisce già dove il film vuole andare a parare.

Entrambi i temi riguardanti le difficoltà dei protagonisti, la costrizione fisica dell’uno, la difficile condizione economica dell’altro, sono infatti trattati con la minor profondità possibile e anche lo stile del film sembra adeguarsi a questa mancanza, sfiorando più volte l’inconsistenza di certa televisione ‘petit bourgeois’ tanto diffusa in terra transalpina. In più occasioni manca la voglia di graffiare e se si voleva fare una fiaba scacciapensieri, spiacenti, ma allora si doveva cercare un tema meno difficile per riuscire nel proprio intento.

In sostanza un film sufficiente, ma nulla di più che conferma lo stato di impalpabilità che aleggia in alcune (nella maggior parte?) delle commedie francesi contemporanei. I tempi di Tatì e Blier sembrano decisamente lontani.

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