Mission impossible: protocollo fantasma – recensione

ANCORA UNA VOLTA L’AGENTE HUNT IN PISTA, ANCORA UNA VOLTA UN MIRACOLO ACTION

Dopo un terzo capitolo non eccelso, si è deciso di ridar lustro alla saga della spia più famosa del cinema, dopo ovviamente Bond e Bourne, puntando su un’atmosfera diversa e arricchendo il cast di volti nuovi e talvolta notevoli. In questa nuova avventura Ethan Hunt è accusato di un attentato al Cremlino, rialzando le tensioni tra USA e Russia in un clima pari a quello della Guerra Fredda. Dopo l’uccisione di uno dei suoi capi, la spia in fuga va’alla ricerca dell’uomo che l’ha incastrato, Hendricks, mente diabolica in procinto di preparare una catastrofe nucleare senza precedenti.

L’esordio alla regia –al cinema- di J. J. Abrahms con “M:I III” aveva lasciato molti con l’amaro in bocca: nonostante la bravura del cattivo Philip Seymour Hoffman risultava più convenzionale dei primi due divertenti capitoli. Questa volta Abrahms rimane come produttore e la scelta del regista cade su Brad Bird, regista di un capolavoro della Pixar come “Ratatouille” e di alcuni episodi dei “Simpson”, ma alla prima esperienza con un film ‘live-action’. Mai decisione fu più saggia! Se infatti la sceneggiatura come per molti film del genere ha più buchi di un formaggio d’annata, la regia è al contrario inventiva, dinamica e mette in risalto l’aspetto brillante della storia e dei personaggi. L’inizio con l’evasione in carcere accompagnata da “Ain’t That a Kick in the Head” di Dean Martin già ci introduce nella dimensione un po’ folle di questo film tutto da godere. Altro colpo di genio: il personaggio di Benji, interpretato dal geniale Simon Pegg (“Shaun of the dead”, “Hot Fuzz”) se nel terzo capitolo era ridotto a poco più che comparsa, qui emerge come spalla comica del protagonista e in varie scene è esilarante. Probabilmente qualche battuta col doppiaggio italiano perderà: la forza comica di Pegg viene anche dal suo accento tipicamente ‘british’ inserito quasi a forza in un contesto interamente a  stelle e strisce.

Un altro ottimo personaggio di questo film è ovviamente Jeremy Renner, su cui Hollywood ha puntato gli occhi dopo le sue ottime interpretazioni in “Hurt Locker” e “The Town”. Anche lui è brillante in più tratti, ma serve come rinforzo ‘action’ visto che Cruise non puo’ fare tutto stavolta.

Il più grande pregio del film è che non è un veicolo per mostrare solo e sempre Tom Cruise come ad esempio lo era stato il mediocre “Innocenti bugie”. “Protocollo fantasma” è un bel sequel, proprio perché lavora sulla sinergia tra i vari personaggi. Ottimi anche gli inserimenti femminili, ovvero le belle Paula Patton (“Deja-vù”, “Riflessi di Paura”) e Lea Seydoux, la francese tosta che però non è al livello di Emmanuelle Beart, femme fatale da svenimento del primo film. Sostanzialmente incolore invece il cattivo interpretato dallo svedese Michael Nyqvist apparso nella serie di film ispirati a “Millennium”.

In sostanza si tratta di un film ideale per rilassarsi, che presenta dei virtuosismi (leggasi anche “eccessi”) nelle scene d’azione che lasceranno molti a bocca aperta: una per tutti la scena dell’arrampicata nel palazzo più alto del mondo. Vista in parte nel trailer è la classica scena da far mangiare le unghie allo spettatore. Non deluderà i fan, così come il film. Ben tornato agente Hunt!

Questa recensione si autodistruggerà tra 5 secondi


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